Vigili “discontinui” Aperta la strada alla stabilizzazione 

Accolto dal Consiglio di Stato il ricorso di quattro caschi rossi Il provvedimento riguarda una platea di 10mila operatori

Discontinui: il Consiglio di Stato li riammette al concorso. È il caso di quattro vigili del fuoco che dovranno sottoporsi di nuovo al controllo medico dopo l’esclusione delle graduatorie. Erano stati esclusi per problemi uditivi o ipertensione. Lo hanno stabilito i giudici amministrativi della Capitale che hanno incaricato una “commissione terza”. Infatti, sarà il collegio medico dell’Arma dei carabinieri a decidere se i giovani aspiranti sono idonei o meno a svolgere il servizio nei pompieri. Quello firmato dai giudici di Palazzo Spada è di fatto un decreto-pilota perché la vicenda interessa una platea di caschi rossi precari ben più ampia, composta da circa 10mila persone.
A sostenere le tesi dei vigili del fuoco discontinui è stato l’avvocato salernitano Antonio Salerno. «Il Consiglio di Stato, nella camera di consiglio della scorsa settimana, ha accolto definitivamente l’appello, rilevando come le questioni prospettate appaiono fondate, intimando al Tar del Lazio di rideterminarsi sull’intera vicenda». La difesa ha sollevato ipotesi di illegittimità costituzionale del sistema di reclutamento, nonché di violazione della direttiva comunitaria e per la quale è già aperta a carico dell’Italia una procedura di infrazione.
La vicenda giudiziaria nasce in seguito alla procedura speciale di reclutamento a domanda, bandita alla fine del 2018 dal dipartimento dei Vigili del fuoco che dipende direttamente dal Ministero dell’Interno. Procedura riservata ai cosiddetti discontinui: si tratta di vigili volontari la cui figura fu istituita nel 1941 e dovrebbero intervenire solo in casi di assoluta eccezionalità, come terremoti, alluvioni e catastrofi varie per dare una mano ai colleghi.
L’eccezionalità, invece, è diventata di fatto la prassi. I discontinui, infatti, sono diventati soggetti stabilmente incorporati, tant’è che hanno identica busta paga con le medesime mansioni degli altri vigili che, invece, sono regolarmente assunti.
Il processo amministrativo non è ancora del tutto chiuso. I discontinui esclusi devono ancora passare ancora per un altro giudizio, quello del Tar del Lazio – l’udienza è fissata per mercoledì – dove dovranno essere recepite le direttive imposte dal Consiglio di Stato nelle loro motivazioni.
E quella di mercoledì potrà essere l’udienza definitiva che aprirà le porte verso la loro definitiva stabilizzazione. Ciò che, in effetti, è apparso assurdo sono state le motivazioni di esclusione dalla selezione. Si parla di vigili del fuoco, benché non di ruolo, che svolgono già l’attività di “caschi rossi”. In virtù dell’impegno discontinuo sono soggetti a continue verifiche mediche. E se si calcola che per accedere alla stabilizzazione bisogna essere iscritti da tre anni nell’elenco dei pompieri precari, appare inverosimile che non siano emerse le problematiche nei precedenti controlli sanitari di idoneità. Che alcuni hanno già solo per svolgere “il servizio volontario”.
La partita della stabilizzazione dei discontinui, dunque, è ancora aperta. Per gli esclusi si prospetta un’altra possibilità. E per gli altri diecimila colleghi uno spiraglio per poter essere finalmente considerati vigili del fuoco a tutti gli effetti.
Massimiliano Lanzotto
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