Vendita pentole da incubo Nella casa s’infettano in tre 

Dopo la promoter caggianese e un marito pollese si ammala pure un’altra donna Parla il neocatecumeno nel mirino: «Tornavo da Milano ma non sono io l’untore» 

SALA CONSILINA . La vendita di pentole in casa miete nuovi contagi. Oltre alla presunta “bevuta” condivisa, tutti dallo stesso calice, durante un raduno di neocatecumeni, anche una vendita porta a porta di casalinghi ha contribuito ad aumentare i casi di contagio da Coronavirus nel Vallo di Diano. Stando alla ricostruzione fatta per risalire ai contatti che le persone contagiate hanno avuto dal giorno in cui hanno contratto il virus è emerso che un uomo di Polla, il cui tampone ha dato esito positivo, aveva accompagnato la moglie ad un incontro organizzato in un’abitazione per una vendita promozionale di prodotti casalinghi, organizzata dalla donna di Caggiano che domenica è risultata positiva. L’epidemia non si ferma qui: nella serata di ieri, infatti, è arrivato il riscontro positivo, da parte dei medici dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, sul tampone di un’altra donna, di circa 40 anni, che pure è di Polla e che ugualmente aveva preso parte all’incontro di vendite di prodotti casalinghi organizzato dalla promoter caggianese.
Come previsto dal protocollo per contenere i contagi le altre persone che erano presenti alla vendita promozionale sono state messe in quarantena domiciliare. Il grosso della catena di contagi è scoppiata invece in seguito al raduno di neocatecumenali svoltosi in un hotel di Atena Lucana tra il 28 febbraio ed il 1 marzo, al quale ha preso parte il 76enne di Bellizzi deceduto lo scorso 10 marzo e risultato positivo al coronavirus. Ancora non è chiaro chi possa essere il paziente 1 del Vallo di Diano: c’è chi sostiene possa essere il 76enne di Bellizzi, chi invece pensa sia uno dei valdianesi che ha preso parte al raduno e che era stato a Milano dal 16 al 22 febbraio. Il valdianese “nel mirino” respinge ogni accusa a suo carico. «Non sono un untore - spiega -, io sono stato a Milano e non lo nascondo e in quei giorni sono stato a contatto con diverse persone, ma se fossi stato contagiato in Lombardia avrei a mia volta contagiato anche le persone che erano con me. Queste persone le sto sentendo tutti i giorni e stanno tutte bene, nessuna ha sintomi particolari, stanno tutte bene. Tra l’altro io sono rientrato il 22 febbraio, il tampone mi è stato fatto il 13 marzo e dal 22 al 13 erano già trascorsi i 14 giorni previsti per scongiurare il rischio di contagio. Ciò vuol dire che anche io il virus l’ho preso ad Atena Lucana e non l’ho portato da Milano». Da una parte c’è il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che ha pubblicamente dichiarato che in uno degli incontri i neocatecumenali avrebbero, durante quello che De Luca ha definito un “rito mistico”, bevuto dallo stesso calice aiutando il virus, in questo modo, a diffondersi senza particolari problemi. Dall’altra invece c’è il vescovo della Diocesi di Teggiano – Policastro, monsignor Antonio De Luca, che invece sostiene che nessuno dei partecipanti al raduno abbia bevuto dallo stesso calice durante la cerimonia religiosa, come ha anche sostenuto uno dei sacerdoti che ha partecipato ad uno degli incontri che ora è in quarantena senza alcun sintomo. Il gruppo aveva provato ad organizzare il raduno presso la parrocchia della Santissima Trinità di Sala Consilina ma il parroco, don Gabriele Petroccelli, proprio alla luce dei divieti imposti dai sindaci per contrastare la diffusione del virus, aveva deciso di non mettere a loro disposizione i locali. La vicenda potrebbe arrivare ad essere chiarita perfino davanti ad un giudice se, come De Luca ha annunciato domenica sera, saranno denunciati penalmente i partecipanti e gli organizzatori dei due incontri. E se le eventuali azioni legali andassero avanti. (e.c.)
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