Alfonsina Montechiaro

LA SENTENZA

Usura, 2 anni alla consigliera comunale di Capaccio Paestum

Montechiaro condannata insieme a Moriano e Gregorio per il prestito ad un allevatore

Condannata la consigliera comunale di maggioranza (ora nel gruppo dei “dissidenti” dell’amministrazione Palumbo) Alfonsina Montechiaro. L’accusa è usura. Due anni con la condizionale è la pena. La sentenza di primo grado è stata emessa ieri dal gup Ubaldo Perrotta del Tribunale di Salerno. Con lei sono stati condannati alla stessa pena Lucio Moriano e Roberto Gregorio di Capaccio. A processo a marzo 2019 (Seconda sezione penale di Salerno) sono chiamati per gli stessi reati, invece, Giovanni Montechiaro , fratelli di Alfonsina, e Melchiorre Marrazzo . La vicenda giudiziaria trae origine dai prestiti concessi ad un sessantenne di Capaccio, allevatore di bestiame, assistito dagli avvocati Paolo Carbone e Genserico Miniaci , che fu costretto, tra il 2002 e il 2005, a cedere anche 130 bufale a fronte degli interessi usurai che non riusciva più a pagare. L’imprenditore agricolo, trovatosi in uno stato di bisogno, chiese un primo prestito di 40mila a Giovanni Montechiaro, sul quale pagò – si legge nelle carte processuali – un tasso annuo medio del 120%. In questa circostanza dovette rinunciare ai capi di bestiame. Qualche anno più tardi, nel 2007, lo stesso allevatore, che non riuscì a risollevarsi anche per il precedente debito contratto, chiese un altro prestito. Stavolta a Melchiorre Marrazzo per un importo di 17mila euro. In questo secondo caso si parla di interessi che toccano il 140%. L’allevatore capaccese doveva pagare rate mensili di 2100 euro e si ritrovò a restituire in due anni una somma superiore ai 30mila euro. Nel terzo capo di imputazione, infine, è coinvolta la consigliera Montechiaro. Quest’ultimo caso di usura si colloca tra gli anni 2009 e 2011. Trovandosi ancora in uno stato di bisogno economico per le difficoltà della sua azienda, il sessantenne fece ricorso di nuovo a prestiti fuori dal circuito delle banche. Questa volta la cifra iniziale è considerevole. Si parte da 100mila euro. In questo prestito sono coinvolti i cinque imputati. A fungere da intermediario – sostiene l’accusa – fu Giovanni Montechiaro che mise insieme la somma richiesta ricorrendo ai co-imputati. Come per le altre volte il tasso usurario supera il 100 %. In tre anni la vittima si ritrova a restituire una somma complessiva prossima ai 500mila euro. Sotto pressione per la restituzione del debito, non trova via di uscita e si rivolge alla legge. Gli investigatori scoprono così il vorticoso giro usuraio in cui era precipitato. Nella sentenza col giudizio abbreviato a carico della consigliera Montechiaro, Moriano e Gregorio (difesi dall’avvocato Michele Sarno ), il giudice ha disposto la confisca di denaro, beni ed altre utilità per circa mezzo milione di euro.

(m. l.)