Una scossa a settimana E i salernitani tremano 

Dall’inizio del 2019 in provincia ben 53 episodi. L’ultimo a Capaccio Paestum Gli epicentri nella zona meridionale e soprattutto al confine con la Basilicata 

SALERNO . Martedì scorso, alle 16 e 25, un terremoto si è verificato nel golfo di Salerno, venti chilometri al largo di Capaccio. La scossa è stata avvertita pure nelle province di Napoli e Avellino. I sismografi hanno calcolato una forza di magnitudo 3,4. Gli effetti concreti si sono fermati al grado 3 (su 10) della Scala Mercalli. Poco o niente. La scarica di energia è stata dignitosa, ma non è l’unica né la più alta sprigionata quest’anno dall’area salernitana.
La mappa del sisma. Dall’inizio dell’anno cinquantatré terremoti hanno punteggiato il quadrante meridionale della provincia, secondo le informazioni contenute nel database dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). Le “zone” indicano orientativamente il teatro di un episodio, ma non coincidono con i relativi nuclei abitati. Due pagine diverse del portale dell’Ingv, per esempio, attribuiscono uno stesso terremoto a Cicerale e Orria: ne ne deduce che l’epicentro è localizzato nella parete montuosa circostante.
I casi principali. Proprio l’evento di Orria o Cicerale è stato il più importante del 2019 nell’area salernitana. Il 21 settembre, giorno di San Matteo, gli strumenti hanno stabilito che la scossa registrata alle 21 e 55 equivaleva alla magnitudo 4,3 (abbastanza significativa). Il secondo evento per grandezza è quello avvenuto martedì scorso nel golfo di Salerno. Il giorno prima si era verificato il terzo evento maggiore dell’anno. Il 4 novembre, nella zona di Ricigliano, si sono verificati 2 terremoti in due minuti intorno alle 4 del mattino: il secondo ha raggiunto il grado 2,6. I valori di grandezza sono sempre bassi. L’area di San Gregorio Magno, per esempio, ha inanellato sette eventi dall’inizio dell’anno, sempre leggerissimi (magnitudo da 0,7 a 1,8). Sempre lungo il confine con la Basilicata, emergono i cinque episodi di Atena Lucana (magnitudo da 0,8 a 1,2) e Padula (da 1 a 1,7). Il golfo di Policastro ha contato quattro eventi, compreso il primo del 2019: era il 4 gennaio. Sempre lì, al largo dei territori salernitani e potentini, il 6 gennaio si sono verificati 2 terremoti (0,7 e 0,2) nel giro di diciotto minuti.
Scariche abbinate. Le scosse ravvicinate non sono rare, come già abbiamo visto per Ricigliano. I due episodi di Acerno hanno avuto luogo in tre minuti (magnitudo 1,8). Sapri ha esaurito i suoi due eventi nel giro di un’ora. I due casi di Roccadaspide si sono susseguiti in meno di due ore. Il 26 giugno, in sette minuti e mezzo, si sono consumati tre episodi sull’asse tra Colliano e Valva (paesi confinanti). L’8 giugno, a distanza di 14 ore, due onde hanno fatto capolino fra Casalbuono e Casaletto Spartano (territori vicini).
Il valore dei dati. Tutti i numeri confermano che i terremoti sono frequenti, nella nostra penisola e nella nostra provincia montuosa. E molte volte passano inosservati. Insomma, questa parola non dovrebbe spaventare a prescindere, ma dovrebbe preoccupare i costruttori e gli amministratori pubblici, titolari di grandi flussi finanziari abbinabili alle grandi programmazioni. Se tutte le infrastrutture sono progettate e costruite bene, una vibrazione robusta causerà danni circoscritti. Infatti le due famose scale di misurazione non sono di fatto equivalenti. La Richter esprime l’energia di un terremoto, la Mercalli considera gli effetti concreti. La preparazione, a tutti i livelli, può fare la differenza. Giusto sei anni fa, nel 2013, la Protezione civile nazionale organizzò sul litorale salernitano un’esercitazione internazionale anti-maremoto. Lo scenario ipotizzato nasceva da uno tsunami, innescato da un brontolio esagerato del vulcano sottomarino Palinuro, una montagna vulcanica installata al largo della costa cosentina. In effetti i terremoti in quell’area del Tirreno Meridionale sono consueti (ce ne sono stati anche il mese scorso). Nel 2013 la Protezione civile spese 1 milione di euro per l’esercitazione, che coinvolse anche alcune amministrazioni comunali. Al netto degli obiettivi operativi interni, sarebbe bello se, a distanza di tanto tempo, qualcuno bussasse alle porte della Regione e dei Comuni per verificare l’esistenza e la validità delle procedure. Chissà quali risposte arriverebbero.
Alfonso Schiavino
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