IL CASO

«Una Cittadella enorme e pochi a sorvegliarla»

L’allarme lanciato dal presidente della Corte d’Appello all’incontro Unisaorienta 

SALERNO - «A Salerno c’è bisogno di più personale per gestire la Cittadella e offrire un servizio di qualità ». Lo ha affermato Iside Russo , ospite dell’ateneo di Salerno per la penultima giornata di Unisaorienta. Dinanzi agli studenti, il presidente della Corte d’Appello ha delineato la complessità e le sfaccettature della figura del magistrato, invitando i giovani a «costruire un mondo migliore, contro violenza, bullismo, negazionismo e antisemitismo. La magistratura è l’istituzione della ragione, deve applicare la legge ragionando e argomentando. Un percorso interessante ma pieno di responsabilità. Dietro ogni fascicolo c’è una persona e il diritto è anche cultura e attenzione al dinamismo della società». Un sistema, quello giudiziario, spesso non al riparo da storture, come ha dimostrato l’inchiesta per corruzione della Procura di Salerno che vede coinvolti magistrati di Catanzaro: «Rispetto la presunzione di non colpevolezza, le indagini chiariranno ogni passaggio – ha precisato Russo – Ma di fronte ad alcuni video si rimane sbalorditi e pietrificati. Quando un magistrato perde il suo ruolo e la sua autonomia diventa arbitrio, è preoccupante».

A margine dell’incontro con i circa 1300 ragazzi presenti in aula magna, non è mancata l’occasione di fare alcune considerazioni su ciò che ancora non funziona, pure dal punto di vista strutturale e dell’organico, nel contesto salernitano: «La Cittadella ha diversi problemi. Abbiamo finalmente le stanze, considerando che fino a due anni fa i consiglieri della Corte d’Appello non avevano neppure quelle. Tuttavia gestire sei edifici non è semplice. Abbiamo verificato che quando la Cittadella raggiungerà il pieno funzionamento, verranno ogni giorno migliaia di persone. Bisognerà quindi intervenire sul controllo di impianti e ascensori, accesso al pubblico, vigilanza armata e problemi di manutenzione ». Tra i nodi da sciogliere sul territorio c’è il controllo dell’immigrazione, che il presidente definisce «una questione strutturale della globalizzazione e non un’emergenza», lanciando l’allarme sugli effetti dei Decreti Sicurezza: «I dati parlano chiaro: il 9 gennaio pendevano 1207 domande di protezione internazionale, un aumento significativo per via dei Decreti. È difficile smaltire queste richieste se i magistrati sono pochi».

All’orizzonte, intanto, c’è la riforma della prescrizione che ha spaccato Governo e magistratura, e di cui Iside Russo aveva sottolineato le possibili conseguenze già durante le celebrazioni dell’anno giudiziario, specie sull’ipotesi di ritrovarsi con molti procedimenti pendenti: «Finora la prescrizione è stata un deterrente. Ci si precipitava a fissare i processi per timore di una procedura disciplinare. Nel momento in cui dovesse interrompersi, c’è il rischio di un imbuto, e che i procedimenti non vengano mai fissati».

(f.i.)