IL SALUTO AI LETTORI

Un racconto quotidiano fuori dai provincialismi

Debbo riconoscere che è stato un gesto temerario quello di accettare l’invito tanto impegnativo di dirigere un giornale. Diventa ancora più difficile mettere insieme frammenti di riflessione, alla fine di questo percorso, per salutare i lettori dopo quasi tre anni di impegno professionale. Una scorciatoia potrebbe essere quella di rispettare la lineare sequenza di eventi ed avvenimenti che hanno costellato tre anni di impegni e fatica, fino al tempo della pandemia in cui gli eventi si susseguivano così rapidi da sembrare inafferrabili.

Ma il saluto ai lettori, con un ringraziamento doveroso, necessiterebbe di una esplorazione esauriente che impedisca citazioni parziali di eventi o la ricerca di rimandi di cronaca che confinerebbero il saluto stesso in comode dimensioni fattuali. Eppure la stagione del commiato è parte dell’ultima avventura di un direttore, che sta lì ad esprimere gratitudine a quanti hanno continuato a seguire questo quotidiano, con già quasi 25 anni di vita.

Abbiamo guardato e scritto oltre la superficie cangiante delle cose per far comprendere che quel che accadeva vicino casa nostra poteva anche accendere speranze abbaglianti, ma in grado di durare nel tempo con luce discreta. Arriviamo da una stagione nella quale il nostro impegno professionale si è drammaticamente incrociato con i giorni della pandemia. Cose gravi, temibili e terribili sono accadute in tanti luoghi del mondo e spesso lacrime solitarie hanno segnato gli animi di molti, anche nelle nostre case. Costretti a raccontare l’emergenza del mondo in una fase ancor più difficile dell’editoria abbiamo tentato di spiegare quel che drammaticamente accadeva, non solo con i fatti, ma anche affidandoci alle parole dei più accreditati virologi italiani che hanno garantito ai lettori approfondimento e opportunità di riflessione. Ciò ha portato il nostro quotidiano non solo a rispettare i fatti che accadevano, ma anche a spiegarli scientificamente con parole a forte senso divulgativo.

È questo il vero senso della formula “glocal” che ha guidato il nostro operato: un racconto che non dimentica i fatti che accadono, ovunque essi siano in una provincia complessa e difficile come quella salernitana, ma li spiega con una visione che ha garantito al lettore un tasso di affidabilità informativa, alto e credibile. Nessuno avrebbe immaginato, pur lontanamente, di fronteggiare un’emergenza senza precedenti, eppure ciò è stato possibile essendo alla guida di una squadra giovane, professionale, competente ma soprattutto appassionata di questo mestiere da difendere ancora. Sono stati mesi difficili nei quali abbiamo sperimentato il valore straordinariamente reale della tutela del diritto alla salute attraverso lo Stato.

Non siamo e non saremo più come prima. È come se fossimo usciti da una guerra senza macerie in cui diventa ancor più difficile rimettere in piedi il senso dell’umano e delle comunità. Sì, ricostruire. Nel mondo, come in casa nostra. E nella ricostruzione morale dei prossimi anni sarà utile una crescita di mentalità, fuori da panni ideologici, che misuri ogni realtà senza pregiudizio e senza furori di estremismi irrazionali. C’è molto da cambiare, da noi come altrove. C’è un problema di classe dirigente decisamente da rinnovare, non solo con carte d’identità, ma con mentalità nuove che esulino da accomodamenti “periferici” che garantiscono privilegi ma non crescite comunitarie. Come dimenticare infatti la storia di una città straordinaria come Salerno stretta ancora tra passato e futuro, pur con accenni di presente positivo ed europeo. È proprio questa la metafora di quello che abbiamo sperimentato in tre anni insieme, in cui abbiamo raccontato straordinarie storie di innovazione ma anche deprimenti capitoli di inguaribile provincialismo.

Il ringraziamento ai nostri lettori che non rinunciano ad una lettura critica della realtà e che non dimenticano la coesistenza di capisaldi di valore accanto a riferimenti di facciata.
È ai giovani, che più di chiunque altro sanno riconoscere la provocazione oggettiva della ricostruzione post pandemia, a loro, con le loro fantasie e le loro gioiose aspettative, rivolgo l’invito che l’opportunità della ricostruzione da realizzare possa essere proficuamente raccolto avanzando ed operando con reale e fattivo spirito di novità. La vita mi ha regalato la fortuna di fare il mestiere che ho amato ed amo e che mi ha dato l’opportunità di riportare, dall’Olivetti “Lettera 22” ai pc di oggi, fatti epocali e voci storiche. Un grande bagaglio di vita e passione consegnato a un artigiano della notizia.

È così che ora lascio la direzione di questo giornale con la consapevolezza dell’ottimo lavoro che svolgeranno i miei colleghi della redazione ma soprattutto rivolgo loro, in particolare ai più giovani, l’augurio che tutti possano avere nelle loro vite professionali le medesime soddisfazioni delle quali ho potuto godere io nella lunga esperienza di vita.
Un abbraccio ed un grande augurio a chi proseguirà il lavoro alla guida di questo giornale, ora nelle mani di un collega esperto e conoscitore della realtà come Tommaso Siani. Un ringraziamento particolare all’editore che mi ha consentito questa esperienza professionale e che continua ad offrire alla comunità salernitana e campana questo straordinario giornale. Infine, ma non per importanza, un augurio ed un caro abbraccio a tutti voi, con la speranza di un anno che tutti auspichiamo essere diverso da quello appena alle ultime ore.