L'ANALISI

Un crollo annunciato per l’agricoltura “Ultra-Sele”

È l’ambito agricolo dove avanza una crisi strisciante che falcidia il reddito dell’impresa diretto–coltivatrice. Compito inevitabile della politica economica del paese, a vari livelli di competenza, dev’essere la tutela della vocazione ortofrutticola della Valle del Sele e della Piana cilentana di Capaccio-Pestum. La parte imprenditrice interessata, che soggiace alle scosse negative del mercato, attribuisce la perdita dell’utile imprenditoriale alla concorrenza estera, principalmente della Spagna; è la versione diffusa dal coltivatore di “Spinazzo”, Comune di Capaccio, sul quotidiano “la Città” del 6 luglio scorso. L’analisi corretta dell’evento è “come un gioco a mosca cieca”, perciò non si discute in questo scritto giornalistico. Ma un’ipotesi risolutiva può essere individuata anche nella novità che il mercato predilige, magari da specie adattate, provenienti dal settore spontaneo, terrestre e marittimo. Una soluzione moderna e di attualità può essere la formazione di due canali di distribuzione, uno, per il grande consumo alimentare e la trasformazione dei frutti nell’industria conserviera (inscatolato, surgelato, sottaceto, essiccato, liofilizzato) e, l’altro, alimentato dal prodotto di pregio, cioè da quello ottenuto con i più ridotti sistemi tradizionali (negli orti aziendali), dai prodotti che invogliano i consumatori alla cosiddetta “dieta mediterranea”. Ma, al di là del problema agrario puro e semplice, al momento, nella Valle del Sele resta la protezione della bufala da latte e i provvedimenti di possibile tutela, per sottrarla alla spada di Damocle della decimazione dei capi, per i noti motivi, ormai forniti dalla stampa. Questo territorio attende gli investimenti che devono arrivare dalla sperimentazione di nuove specie e varietà che possono sostituire gli impianti produttivi esauriti. Anche le alghe marine, i licheni, i funghi e i muschi che vivono aggregati, e la flora botanica spontanea, previa tecnologia appropriata, possono fornire all’agricoltura l’integrazione al reddito della comunità di quella regione agraria che reclama intervento. Le novità potranno essere giudicate solo alla prova dei fatti e dei risultati, in termini di positiva ricaduta sulla natura socio-economica del luogo interessato, nella fattispecie, importante dell’economia del meridione. E così, meritamente, si può dire: “Il processo cresce via via che avanza”.