IL PROCESSO

Truffa sugli indennizzi, il legale salernitano patteggia

L’avvocato Vuolo ha chiesto di concordare la pena per le false promesse di risarcimento ad anziani e ammalati

Per gli inquirenti vendeva illusioni: il miraggio di un risarcimento a cinque zeri per vecchi infortuni o gravi malattie; la prospettiva di finanziamenti milionari per mettere in piedi l’attività commerciale da sempre sognata. Dopo che il meccanismo del raggiro è stato svelato a marzo da un’indagine della Guardia di Finanza, e che il pubblico ministero Francesca Fittipaldi ha formulato poche settimane fa la richiesta di rinvio a giudizio, ora l’avvocato ebolitano Luca Vuolo ha deciso di chiudere il procedimento giudiziario patteggiando la pena. Per gli inquirenti è lui uno dei principali perni di un illecito che avrebbe truffato almeno dodici persone, promettendo somme che non sono mai arrivate e facendosi consegnare nel frattempo sostanziosi anticipi in cambio di millantate prestazioni professionali. Tutto ruotava attorno allo studio legale dove Vuolo lavorava con la collaborazione della 38enne ebolitana Clorinda Serra , anche lei indagata. Ieri era fissata davanti al gup Ennio Trivelli l’udienza preliminare, ma la posizione di Vuolo è stata stralciata per la richiesta di patteggiamento. L’accordo tra la Procura e il difensore Sandro Celentano per una pena concordata c’è già, tuttavia spetterà al giudice decidere, nelle prossime settimane, se l’istanza può essere accolta. Per Clorinda Serra se ne riparlerà invece a fine mese, quando è possibile che il difensore Orazio Tedesco faccia richiesta di abbreviato. Ieri l’udienza preliminare è stata rinviata per l’astensione proclamata dalla Camera penale, e la difesa ha qualche altro giorno di tempo per decidere se andare avanti provando a chiedere il proscioglimento oppure chiudere la vicenda allo stato degli atti, ottenendo in caso di condanna una riduzione della pena. Si proseguirà invece con il rito ordinario per il terzo indagato, il salernitano Nicola Caponigro (ex dipendente del Cstp) difeso dall’avvocato Giovanni Chiarito . La Procura lo ha individuato come tramite tra il duo Serra-Vuolo e alcune famiglie, a cui sarebbero stati prospettati risarcimenti rilevanti da compagnie assicurative e strutture sanitarie se avessero affidato allo studio legale la gestione della pratica, in realtà già finita in prescrizione. A far emergere il sistema è stata la denuncia di una coppia di coniugi ultrasettantenni: «Sessa e Caponigro – è scritto nell’ordinanza emessa a marzo dal gip – gli fecero credere della possibilità di ottenere un cospicuo indennizzo alla donna per un infortunio occorso nel lontano 1983. Ai due anziani gli indagati fecero sottoscrivere un contratto di finanziamento per la cessione di un quinto della pensione». Un protocollo individuato, in maniera seriale, in molti altri episodi.

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