Lo scrittore Rocco Scotellaro

STORIA E LETTERATURA

Tricarico “cancella” Scotellaro, lo scrittore che celebrò la Piana del Sele

Il Comune lucano revoca l’intitolazione della biblioteca all'autore del racconto sui “bufalari” di Eboli

«È un’offesa ingiusta, un atto di illimitata insensibilità quello del sindaco di revocare l’intitolazione della Biblioteca comunale a Rocco Scotellaro per intestarla alla poetessa dell’800 Laura Battista ». È questo l’amaro sfogo di Antonella Primavera , la consigliera comunale di maggioranza del Comune di Tricarico, in Basilicata, che ha votato contro, unendosi alle opposizioni. Un atto di coraggio che le è costato la revoca immediata di tutte le deleghe, tra cui anche quella di responsabile del Centro Studi Rocco Scotellaro. Tra i cittadini di Tricarico c’è molta incredulità. Nessuno si aspettava questa mossa a sorpresa del sindaco Melfi contro uno dei pilastri della letteratura italiana, molto caro anche a Carlo Levi . Un autore, Scotellaro - morto giovanissimo a soli 30 anni - che ha saputo meglio di tanti altri raccontare i disagi e le sofferenze delle classi contadine meridionali. Memorabili le sue descrizioni delle condizioni di vita miserabili in cui versavano i bufalari nella Piana del Sele. «Tenteremo la via del referendum popolare per cancellare questo obbrobrio, che è giunto in Consiglio come un fulmine e ciel sereno», hanno tuonato in coro i consiglieri di opposizione. E non si può dar loro torto, se pensiamo che Tricarico, proprio per omaggio a Rocco Scotellaro, tra pochi mesi, a Matera, sarà proclamata, per un giorno, “Capitale europea della cultura”. Eboli ha un legame affettivo con Rocco Scotellaro. Uno dei suo migliori amici, oltre che compagno di stanza all’Università di Portici, entrambi allievi di Manlio Rossi Doria , fu Vincenzo Faenza , agronomo e scienziato di fama passato alla storia come uno dei primi studiosi della desertificazione. Anche per lui stessa sorte di Scotellaro: la dimenticanza di Eboli, sua città natale. Tra le pagine più belle di “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro ci sono quelle del viaggio nella piana del Sele e l’incontro con Cosimo Montefusco , l’aiuto bufalaro che chiamava le bufale per nome. Eccole le parole scritte da Scotellaro. Conviene ricordarle per la gratitudine di Eboli e degli ebolitani. «Montefusco Cosimo fu Nunziante è un ragazzo di 17 anni che fa l’aiuto bufalaro a Campolungo e che non sa ancora, come si dice, il mondo: è l’erede del secolare mestiere del padre, ma si indovina che, malgrado sia analfabeta, egli resisterà poco ancora con le bufale, perché sente che il suo lavoro è in liquidazione, che i pascoli sono accerchiati dai pomodori e dal tabacco, che i ‘tonzi’ di acqua melmosa dove le bufale vanno a bagno si asciugheranno; e se anche questo non avvenisse, egli sa che c’ è Salerno, c’ è Napoli più in là, che non ha visto, ma ha visto Eboli e c’ è suo zio a Eboli che ha la radio «che suona le canzoni». Ogni bufala ha un nome che è un versetto e i nomi di una mandria di bufale fanno un poema. Cosimo, che non sa leggere e scrivere, recita il poema con dolcissima cantilena tante volte al giorno, quando chiama all’alba le bufale a una a una per mungerle e quando al pascolo le richiama se scantonano fuori le staccionate nei parchi degli altri o sulla via. Cosimo è un pezzo di ragazzo con gli stivali di gomma, alto, bruno, con le carni cotte e sode, e così pare pittato perché non parla e se parla o dice i versetti è come se non capisse il significato delle parole: è una creatura che deve ancora parlare».

Francesco Agresti