Trasporto pubblico «Servizi inadeguati per residenti e turisti» 

Il sindacato chiede a BusItalia di incrementare gli organici «Inconcepibile lo stop a Pasqua e Pasquetta, ora correttivi»

Carenza di personale e contratti di servizio da riportare a livelli pre Covid, anche in virtù del fatto che oramai l’emergenza sanitaria sembra essere un ricordo sbiadito e che l’affluenza dei passeggeri sui mezzi pubblici è ritornata ad essere numerosa. Sono solo alcuni dei “mali” che affliggono le aziende di trasporto pubblico di Salerno e provincia, come denuncia la Fit Cisl e che determinano, come conseguenza immediata e diretta, un servizio all’utenza non sempre all’altezza della situazione.
Così capita che a Salerno, proprio per via della mancanza di personale e del riconoscimento degli straordinari, i mezzi di trasporto pubblico, a Pasqua e Pasquetta, siano rimasti fermi. Un vero e proprio controsenso per una città a vocazione turistica che punta a diventare una delle mete preferite dei vacanzieri italiani e stranieri. Investimenti che rischiano di non essere produttivi se non viene garantito un servizio di trasporto pubblico perlomeno sufficiente o se, proprio nei giorni festivi, quando l’afflusso in città e maggiore, non è possibile spostarsi con i mezzi pubblici.
Proprio per questo motivo ci sarebbe bisogno anche di un intervento della politica che, però, in questo momento latita. E allora scende in campo la Fit Cisl a tutela non solo dei lavoratori ma anche degli utenti, proprio per garantire un servizio all’altezza della situazione e non più a singhiozzo, come sempre più spesso sta accadendo negli ultimi tempi. «Abbiamo servizi festivi anacronistici e inadeguati – mettono in risalto i responsabili del sindacato - che non soddisfano le esigenze e la vocazione turistica del territorio né tantomeno le esigenze dei residenti». L’insoddisfazione, però, non si registra solo tra i passeggeri ma pure tra il personale che deve sottostare alle decisioni della società guidata da Antonio Barbarino, amministratore di Bus Italia.
«Registriamo – evidenzia il sindacato – un forte malcontento tra il personale a cui la aziende non riconoscono nessun incentivo o premialità per stimolare e migliorare produttività. Inoltre, oltre alla carenza di incentivo economico, si continua a non dare seguito alle numerose segnalazioni delle organizzazioni sindacali».
Che, tradotto, significa che le aziende che gestiscono il trasporto pubblico locale arriverebbero ad ignorare anche le “note” sindacali, nella convinzione che tutto sia permesso.
Accuse piuttosto pesanti tant’è che la Filt Cisl chiama in causa anche i comuni che “pagano” il servizio, invitando gli «enti committenti a finanziare il trasporto pubblico locale in modo adeguato, andando a dimensionare i servizi rispetto agli scenari attuali».
E non solo. Perché il sindacato va anche oltre e punta ulteriormente il dito contro le aziende, chiedendo alle società di trasporto di «condividere le possibili soluzioni utili a garantire servizi all’utenza con le organizzazioni sindacali, andando a gratificare il personale che anche nel periodo pandemico a rischio della propria incolumità ha garantito il diritto alla mobilità».
Gaetano De Stefano
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