IL FATTO

Taranto, corruzione e turbativa d'asta in gare appalto Marina: 12 arresti

Contestati profitti illeciti per 14,574 milioni di euro

TARANTO - Sono 16 le gare di appalto della Marina Militare, Arsenale di Taranto, finite sotto la lente della Procura di Taranto e al centro oggi dei 12 arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza. Coinvolti imprenditori, due ufficiali di Marina, tra cui il contrammiraglio Cristiano Nervi, direttore dell'Arsenale di Taranto, e due dipendenti civili della forza armata.

Contestati profitti illeciti per 14,574 milioni di euro. In sostanza, gli imprenditori Angelo Raffaele Ruggiero, Alessandro Di Persio, Fabio Greco, Nicola Pletto, Giovanni Pletto detto Luca, Giona Guardascione e Giacinto Pernisco hanno "costituito e partecipato ad un'associazione a delinquere" promossa e diretta da un altro imprenditore, Armando De Comite. Gli imprenditori, tutti titolari o gestori di fatto delle imprese affidatarie di lavori e forniture da parte della Marina, "al fine di commettere più delitti di turbativa d'asta e corruzione aggravata, realizzavano un cartello di imprese tra loro collegate per pilotare l'assegnazione a loro favore degli appalti gestiti dall'Arsenale e dalla Stazione Navale della Marina Militare di Taranto con l'estromissione delle altre imprese concorrenti, assicurandosi così profitti di ingente quantità per un ammontare di 14.574,493 euro".

Le 16 gare in questione sono state tutte aggiudicate nei primi mesi del 2019 ed hanno quasi tutti importi inferiore al mezzo milione di euro tranne una da 712 mila euro. Pm e gip contestano infatti il frazionamento delle gare di appalto in modo che ciascuno degli imprenditori coinvolti poteva ricavare una sua utilità. La Guardia di Finanza che ha eseguito gli arresti parla infatti di "frazionamento artificioso degli appalti originari in 11 gare.

Ciò per garantire ad ogni società gestita dagli imprenditori, di aggiudicarsi una porzione dei lavori e di conseguire un maggior guadagno". Dall'indagine è emerso pure che un altro ufficiale di Marina arrestato, Antonio Di Molfetta, ha ricevuto da Alessandro Di Persio, imprenditore, una cucina componibile dal valore di 10mila euro acquistata tramite finanziamento intestato ad un dipendente dell'imprenditore stesso "al fine di impedire di risalire all'effettivo responsabile della illecita dazione". Lo stesso Di Molfetta infine riceveva come regalo da un altro imprenditore, Nicola Pletto, arredi e tende da sole per 10.400 euro.