LA TRAGEDIA

Sub annega in mare a Cetara, si indaga

Mario Bove, dipendente bancario di Salerno, è deceduto mentre stava pescando

CETARA - È morto nello specchio d'acqua che conosceva benissimo, forse per un incidente o a causa di un malore. A Cetara conoscevano tutti Mario Bove, sessantenne di Salerno, provetto pescatore subacqueo, che era solito frequentare l’area di mare antistante il Comune della costiera amalfitana. La pesca subacquea era la passione che coltivava nei momenti liberi della sua attività di dipendente bancario. Era noto per essere anche un conoscitore dei fondali attorno a Cetara ma ieri qualcosa è andato storto e non ha fatto più ritorno a casa. Poco dopo l’orario di pranzo, Bove si era immerso nella sua abituale battuta di pesca subacquea in apnea, nelle acque antistanti la spiaggia e il porto di Cetara. Con lui tutta l’attrezzatura del caso, dalla boa di colore giallo al fucile da pesca. Era sceso a una profondità che non superava in alcuni punti i tre metri, in altri cinque, in un’area da lui conosciuta palmo a palmo. All’ingresso del porto cetarese, dove sono installati i tripodi, i massi posti a protezione delle strutture portuali, è stata avvistata la boa del sub salernitano. Intorno alle 17 è stato dato l’allarme. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Vietri sul Mare, due ambulanze del servizio 118 e la guardia costiera. Prima un gommone della Capitaneria di porto di Salerno si è avvicinato al luogo dove si presumeva si trovasse il pescatore, ma i soccorritori non sono riusciti a recuperare il corpo dello sfortunato sub. A questo punto è stato necessario l’intervento del reparto sommozzatori della Guardia costiera di Napoli, che hanno operato grazie all’assistenza anche di due motovedette. Dopo una serie di immersioni ed un lungo lavoro, verso le 19.45, il corpo di Bove è stato recuperato dai sommozzatori della marina ed issato sulla motovedetta che lo ha trasportato al porto di Salerno, dove lo attendevano il medico legale e il magistrato per gli accertamenti del caso.

Salvatore De Napoli

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