Strada contesa, sfrattato il fruttivendolo 

Anas consegnò i suoli al Comune ma poi li ha rivenduti ai vecchi proprietari. E Palazzo di Città revoca l’affidamento a Piano

«Sono qui da 25 anni, m’hanno ordinato d’andare via nell’arco di 24 ore. Io vendo patate, non sono un uomo di legge, ma credo che nessuno meriti un trattamento simile». La voce roca di Enrico Piano, 50 anni, sovrasta il ticchettio della pioggia battente d’un grigio sabato mattina, che tamburella sulle lamiere d’un furgone gialloverde, a due passi dall’uscita autostradale di Battipaglia. Enrico è lì, come sempre, tra mandarini, mele annurche, frutta e verdura d’ogni sorta, accanto al camioncino ch’è tutta la sua vita. “Il fruttivendolo dell’autostrada”, una romantica figura d’altri tempi nell’era della grande distribuzione, nota a chiunque, nell’ultimo quarto di secolo, abbia varcato la porta della Piana del Sele. Un punticino colorato tra via Belvedere e via Coppi, che rischia di scomparire. «M’avevano autorizzato a star qui, ora mi cacciano», l’amaro racconto dell’ambulante, mentre afferra una golden indicata da una casalinga del quartiere.
All’inizio, Piano non ce l’aveva, una licenza. Era un “abusivo”, come tanti altri, nella giungla dei “posteggi fuori mercato”, come li chiamano in burocratese. Poi s’è messo in regola, e nel 2018, a seguito d’un bando indetto dall’amministrazione comunale, s’è aggiudicato la sua amata lettera “D”, consonante che, nel glossario battipagliese della planimetria dei venditori ambulanti, indica quel fazzoletto di 18 metri quadri al largo della maxi-rotatoria “ex-Anas”, terra di nessuno alle porte della città. Il luogo del cuore di Enrico Piano, abilitato, a ottobre 2018, a vender frutta e verdura tutti i giorni, ad eccezione del giovedì, dedicato da sempre al mega-mercato dello stadio “Pastena”. Il via libera del Comune, fino a dicembre 2020, e poi l’estensione per altri 12 anni, in virtù del “Decreto Rilancio”. Il 5 febbraio scorso, però, è arrivata la doccia fredda, sotto forma di un’ordinanza a firma di Giuseppe Ragone, dirigente comunale del Settore Tributi e attività produttive: era la revoca dell’autorizzazione che proprio Palazzo di Città, 16 mesi prima, aveva rilasciato a Piano. Il motivo? «Il posteggio fuori mercato - si legge in una relazione dell’Ufficio controlli edilizi che risale all’8 gennaio scorso - ricade su lotto di terreno all’atto di proprietà privata». Sono tornati i vecchi possidenti. Di qui il dietrofront.
In altre, surreali parole, il Comune ha cancellato una sua stessa licenza, ché «il ritiro dell’atto - Ragone dixit - comporterebbe probabili pregiudizi patrimoniali a carico dell’Ente, con possibili profili di danno erariale», perché, dopo due anni, s’è accorto d’aver messo a bando il posteggio su un’area che riteneva propria e che, per i privati, non lo era. Kafkiano. L’ignaro Piano è stato costretto ad andar via: a sua insaputa è finito nel bel mezzo d’un “triangolo” tra Comune, Anas e privati. Era il 1991 quando la Prefettura occupò quei terreni, per sistemare ed adeguare l’asta di svincolo dell’autostrada “Salerno-Reggio Calabria”. A luglio 1993, l’Anas ricevette i suoli della discordia.
E poco meno d’un anno più in là, a giugno 1994, all’alba dell’era del sindaco Fernando Zara, in virtù d’un decreto legge del 1992 il colosso delle autostrade consegnò quei suoli al Comune. Tant’è che a novembre 2017, poco prima del nuovo bando per i posteggi, in Comune arrivò una nota dell’Anas, a firma del dirigente Giuseppe Orsino: «Le aree - precisava il funzionario - sono state consegnate al Comune», e quindi «eventuali autorizzazioni dovranno essere rilasciate dal Comune». Poi la giunta incassò i pareri favorevoli degli uffici tecnici e tributari. Di lì il bando e l’assegnazione.
Il 5 agosto del 2019, però, Giuseppe Ferrara, rappresentante Anas, e i Barra si sono ritrovati dinanzi ad un notaio per stipulare un accordo di retrocessione dei 1.334 metri quadri dei veleni, tra via Belvedere e via Coppi: più semplicemente, ultimata l’opera per l’asta autostradale, i privati hanno richiesto la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità per quell’area rimasta inutilizzata, riacquisita in cambio di 20mila euro pagati alla rediviva “Anas”. Il Comune? «Non ha esercitato il diritto di prelazione», si legge nell’accordo. Di qui in poi, il pressing dei privati su Palazzo di Città: «Tra i posteggi assegnati, in virtù del bando pubblicato dall’Ente, quello attribuito a Piano risulta ricompreso nell’area di nostra proprietà». Lo ritengono «attribuito senz’alcun idoneo presupposto legittimante». Al Comune una nota di gennaio 2020, una prima diffida ad agosto scorso, una seconda a novembre: «Richieste del tutto ignorate», tuonano i privati, reclamando lo sgombero entro il 31 dicembre 2020 e avvertendo che, «qualora dovesse persistere l’occupazione, l’Ente sarebbe direttamente responsabile». Il 5 febbraio l’ultimo sollecito e l’ultimatum fissato al 31 marzo.
Il “fruttivendolo dell’autostrada” s’è rivolto al giudice: difeso dall’avvocato Ferdinando Belmonte, ha proposto un ricorso al Tar, chiedendo di cancellare l’ordinanza: il giudice Nicola Durante, per ora, ha sospeso l’efficacia del diktat che «arreca a Piano un danno particolarmente grave, non consentendogli d’esercitare l’attività quale unica sua fonte di sostentamento». Tutto sospeso, fino al 10 marzo, giorno della camera di consiglio. L’ora della verità per Piano: «Non pretendo nulla, voglio solo continuare a lavorare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA