IL CASO

Stop ai funerali dell’ex calciatore salernitano, indaga la Procura

Nella chiesa di Santa Margherita la messa ma senza il feretro di Alessandro Salentino

Un funerale senza feretro, quello che ieri mattina è stato celebrato nella chiesa di Santa Margherita. Circa 200 persone che erano intervenuti all’esequie del 37enne Alessandro Salentino , l’ex calciatore deceduto nel sonno nella notte tra sabato e domenica a casa sua, al Quartiere Italia. Tanti amici, musicisti e sportivi salernitani sono rimasti allibiti nell’entrare in chiesa e non trovare il feretro di Alessandro. «I resti mortali del nostro Alessandro - ha spiegato il parroco don Sabatino Naddeo - perché questa mattina (ieri, ndr ) è stata disposta l’autopsia sul cadavere ed era troppo tardi per comunicare a tutti che funerale non si poteva più tenere».

La messa celebrata a mezzogiorno quindi è stata in suffragio dell’anima del 37enne. Una comunicazione, quella di don Sabatino, che, ovviamente, ha suscitato la meraviglia in tutti i presenti che non sapevano del provvedimento della magistratura. A spiegare quanto accaduto è Carlo Salentino , fratello di Alessandro: «Si tratta di un approfondimento autoptico per fugare ogni dubbio sulla morte di mio fratello. Si tratta solo di una provvedimento per dissipare dubbi anche in futuro».

Dopo che era stato concesso domenica il nulla osta al rilascio della salma del 37enne ex calciatore, infatti, ieri mattina il pm di turno ha deciso che era necessario sottoporre ad esame autoptico il cadavere dello sportivo e quindi è stato disposto il sequestro della salma. «La polizia è venuta questa mattina (ieri, ndr) afferma Carlo Salentino - Erano intorno alle 9.30. Gli agenti si sono presentati con l’ordine del magistrato. Ho visto che stava salendo una bara in zinco, per non far assistere allo spettacolo ho allontanato mia madre».

La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale Ruggi a disposizione dell’autorità giudiziaria: questa mattina sarà affidato l’incarico per eseguire l’autopsia sul cadavere di Alessandro.

Composto il dolore dei familiari e anche dei tanti amici che ieri si erano presentati nella chiesa di Santa Margherita a Pastena. Nessun commento alla notizia del sequestro della salma, solo tanto stupore. Tutti hanno compreso che si tratta di un atto dovuto e che non getta ombre sulle ultime ore di vita dell’ex difensore e capitano della Longobarda.

«Forse sarebbe stato meglio disporre subito l’autopsia onde evitare un doppio dolore alla madre già così profondamente provata per la morte del figlio», dice un amico dell’ex calciatore.

Già domenica sera sembrava chiaro che la causa della morte fosse riconducibile ad un arresto cardiaco. «Sabato sera - ha raccontato il fratello - mi ha detto mia madre, Alessandro era rincasato anche prima del solito. Spesso, nel fine settimana rientrava anche verso le due del mattino, ma sabato era tornato poco prima della mezzanotte. È andato a dormire tranquillo, non accusava nessun malessere. E la mattina non si è svegliato ».

Ora l’autopsia accerterà i motivi che hanno portato all’arresto cardiaco. Una morte inattesa in uno sportivo che aveva giocato a calcio e quindi era stato sottoposto a chissà quante visite mediche nella sua vita. Forse per questo, il magistrato ha voluto approfondire le indagini. Salentino era stato un calciatore che aveva militato nella Primavera della Salernitana e in squadre di serie D, come il Baiano e il Manduria, anche se in gioventù era stato adocchiato dall’Ajax e dal procuratore calcistico Raiola ma aveva preferito non sacrificare la sua vita al calcio.

Salvatore De Napoli

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