«Spazi e bus insufficienti Ripartenza ad handicap» 

I rappresentanti di 30 Istituti alla Provincia: molti plessi non sono ancora pronti Il problema degli ingressi scaglionati: parte degli studenti rincaserà alle 18.30

SALERNO. Stavolta nessuno potrà insinuare che la protesta degli studenti salernitani era un pretesto per non andare a scuola. Perché come recita lo striscione che appendono alle grata del cantiere del parcheggio di piazza Cavour questa volta “La scuola è in discussione” e quindi il loro futuro rischia di essere altrettanto “in distruzione”.
Nel rispetto delle norme sul distanziamento, i rappresentati di circa 30 Istituti superiori della città e della provincia si sono ritrovati ieri mattina in presidio davanti Palazzo Sant’Agostino, mentre i loro compagni erano in sciopero dalla Didattica a distanza. I ragazzi denunciano gravi carenze relative soprattutto all’inadeguatezza strutturale degli edifici scolastici. Ma, insieme ai loro professori, sono anche preoccupati su come sarà gestito il ritorno a scuola in presenza. Il primo problema, quindi, è di spazi con scuole come il Liceo Regina Margherita, il Liceo Severi ma anche il Gatto di Agropoli e tante scuole del Cilento che non saranno comunque pronte a partire (almeno dal 1 febbraio), creando una ulteriore disparità tra gli studenti di realtà scolastiche differenti. Poi, come spiega Giulio Condorelli, portavoce della protesta organizzata da Scuole Unite, ci sono grosse criticità legate agli orari e ai trasporti. «Con la differenziazione dell’orario di ingresso - spiega - alcuni di noi rischiano di ritornare a casa non prima delle 18 o, addirittura, alle 18.30: il problema riguarda soprattutto gli studenti pendolari. Tra l’altro - aggiunge - è impensabile che a quell’ora debbano anche fare i compiti per casa». Non solo: “spalmare” la didattica sull’intera giornata significa per i ragazzi «dover rinunciare a tutti i progetti correlati, all’alternanza scuola - lavoro e ai laboratori». Addio al giornalino scolastico, al corso di teatro o qualsiasi altro progetto che sia extra curriculare, quindi.
Una delegazione di studenti viene ricevuta negli uffici della Provincia dove i ragazzi hanno avuto una serie di rassicurazioni, soprattutto rispetto alla querelle del Regina Margherita. Ma le incertezze e i dubbi restano come rimane forte la necessità di ricorrere il meno possibile alla Dad. «Da marzo 2020 studentesse, studenti e docenti sono stati costretti a ricorrere alla didattica a distanza, un modello - ricordano gli studenti - nato a causa della situazione emergenziale che il nostro Paese sta affrontando oramai da mesi, ma che si è articolata in modi lesivi del diritto allo studio e della salute psicologica degli studenti e delle studentesse». Secondo gli studenti salernitani, «la didattica a distanza non solo ha determinato nuove criticità, come ad esempio un aumento allarmante del tasso di dispersione scolastica, ma ha anche portato alla luce tutte le limitazioni e i problemi che gravavano sul nostro sistema scolastico anche prima della pandemia: si è reso evidente come la politica decennale di tagli effettuati all’istruzione sia stata distruttiva. Con questa modalità diritto allo studio non è più garantito». Quindi, in concreto rivendicano «l’adeguamento dei trasporti pubblici con all’aumento delle corse scolastiche; lo stanziamento di fondi per l’edilizia scolastica anche attraverso il recupero di strutture dismesse per l’ampliamento degli spazi; risposte e indicazioni precise sull’esame di stato e i Pcto (Percorsi per le competenze trasversali); il tracciamento efficace dei contagi e test rapidi periodici; forniture device e connessione adeguati allo svolgimento della Dad qualora impossibilitati al rientro».
Eleonora Tedesco
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