IL BLITZ DEL NOE

Scattano i sigilli al depuratore di Mercato San Severino

Il gip del tribunale di Nocera ordina la chiusura dopo le indagini. Mai realizzate le migliorie imposte dalla Regione

Sequestrato il depuratore di Costa di Mercato San Severino. La clamorosa decisione è arrivata dal gip del tribunale di Nocera Inferiore grazie alle indagini della procura e i sopralluoghi eseguiti dai carabinieri del Noe. A giugno, i militari del maggiore Giuseppe Capoluongo , avevano costatato che l’impianto scrubber (abbattitore di sostanze nocive, solitamente polveri e microinquinanti acidi) del depuratore non era attivo né funzionante, i locali destinati ai trattamenti non erano in depressione. Come se non bastasse, i carabinieri hanno anche appurato che gli interventi migliorativi imposti dalla Giunta regionale erano stati realizzati solo parzialmente e così nell’area venivano diffusi miasmi. Per gli investigatori: «Le varie fasi della depurazione delle acque reflue urbane non erano quindi assistite da idonei impianti di captazione e trattamento delle emissioni maleodoranti, creando l’immissione in atmosfera di odori nauseabondi che hanno provocato evidenti disagi ai residenti delle aree limitrofe al depuratore». Già il Noe aveva denunciato, a giugno scorso, i responsabili dell’impianto. La struttura rimane affidata alla società Cogei che ne ha comunque facoltà di uso, attese le necessità di depurazione delle acque che finiscono nel torrente Solofrana, affluente del Sarno. Un dato che ha sorpreso non pochi, se si associa al sequestro dello scorso anno dell’impianto di depurazione di Solofra (allo stato è ancora sotto sequestro), sempre gestito dalla Cogei. Quest’anno, il Noe di Salerno, con l’ausilio dell’Arpac di Avellino e Salerno e deicarabinieri e forestali, ha condotto mirati accertamenti e sopralluoghi in industrie di Montoro, Fisciano e Mercato San Severino. Eseguiti campionamenti nei pressi degli impianti di depurazione delle aziende conserviere che insistono nel territorio attraversato dai torrenti Solofrana e Cavaiola. Dopo numerose segnalazioni da parte delle Istituzioni locali e dei residenti sono state ispezionate industrie della lavorazione di marmi, per la realizzazione di macchinari per trivellazione, della lavorazione pelli, una tipografia, una produzione e lavorazione materiale plastico e metallico che ad ora hanno già portato alla denuncia a piede libero di otto industriali ritenuti responsabili a vario titolo di aver «stoccato fanghi di depurazione, nonché scaricato in pubblica fognatura le acque reflue industriali e le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali suscettibili di contaminazione, in assenza di autorizzazione ». Sul caso interviene anche la senatrice del Movimento 5 stelle, Luisa Angrisani , che ha chiesto alla Regione di «stanziare risorse adeguate per avere impianti di depurazione che funzionino al meglio, dotare gli addetti ai controlli di mezzi all’avanguardia per contrastare gli sversamenti inquinanti e dotare le città di una rete fognaria funzionante e funzionale. In quest’ottica – scrive – è grave il fatto che la Regione Campania non abbia stanziato in bilancio fondi per la manutenzione degli impianti di depurazione creando così ritardo anche nelle retribuzione dei dipendenti che lavorano presso i depuratori ». La parlamentare ha annunciato: «A settembre porterò la questione in Senato. Per gli imprenditori che inquinano invece non resta che attuare quanto annunciato dal ministro Costa : inasprimento delle pene fino al sequestro dei beni come con i malavitosi». (s. d. n.)