IL FATTO

Scafati, «Johnny scusaci, ti dovevamo di più»

Centinaia di ragazzi salutano il giovane che si è tolto la vita in carcere. Le lacrime di don De Luca: un dolore incomprensibile

SCAFATI - Il giorno di dolore di Scafati è rappresentato tutto nella bara bianca che si staglia al centro del piazzale antistante la parrocchia di San Francesco da Paola. Le centinaia di persone che s’affollano col sole ancora alto in cielo restano per lunghi minuti col volto rigato dalle lacrime. Sgorgano ascoltando la vita difficile di “uno di loro”, incapace di superare quella terribile insoddisfazione che l’attanagliava. Così la sua città ha abbracciato Johnny Cirillo , il 23enne che domenica scorsa si è tolto la vita all’interno di una cella del padiglione di media sicurezza del carcere di Salerno dove era ristretto da circa un mese. Sulla morte del ragazzo scafatese, noto anche per la sua attività musicale, ha aperto un’inchiesta la Procura di Salerno: il pm Carlo Rinaldi indaga sull’ipotesi di istigazione al suicidio. E, mentre le attività investigative vanno avanti, ieri c’è stato spazio soltanto per il dolore. Immenso, incolmabile di una città che, da una settimana, abbraccia i suoi genitori provando - per quanto possibile - a lenire le sensazioni provocate da questa tragedia.

Tanti, tantissimi giovani partecipano al rito funebre. Tutti indossano una maglietta nera col volto di Johnny stampato mentre faceva la cosa che più amava: cantare. C’è anche una scritta bianca, “bipolar”, il nome scelto da Cirillo per la sua linea di vestiti, uno dei suoi tanti progetti in cantiere che non potrà mai realizzare. A tutti i partecipanti al rito funebre, poi, è stato consegnato un bigliettino verde: su quel foglietto tutti hanno inciso un ricordo di Johnny, posizionandolo poi in una cesta consegnata ai genitori. Fra i manifesti comparsi in città, in tanti hanno notato quello dei detenuti della prima sezione della casa circondariale di Salerno che hanno espresso vicinanza alla sua famiglia. Il giorno di dolore di Scafati, poi, viene rappresentato dalle parole di don Peppino De Luca .

Il parroco di San Francesco da Paola, da sempre vicino a Johnny, trattiene le lacrime a stento senza però nascondere la sua fortissima commozione: «È l’ora della resurrezione. Accompagniamo Giovanni, con dolore, ma nella speranza che lui è nelle mani di Dio. Caro Giovanni nel nostro cuore ci sono lo smarrimento, il dolore, e l'incapacità di riconoscere la presenza del Maestro. Ci diciamo: non abbiamo fatto abbastanza», la premessa dell’omelia di don De Luca. «Non riusciamo a comprendere come la tua voglia di vita è stata soffocata dal mostro che ti portavi dentro. Il tuo breve pellegrinare con noi ci ha fatto guardare, oltre la pelle, il sangue, la malattia, oltre i pregiudizi. Abbiamo bisogna di imparare ad amare e questo a modo tuo ce l'hai insegnato». Il parroco, poi, dedica parole di conforto anche per i genitori del 23enne: «Racconta al Signore della vita di tua madre e tuo padre, di come hanno saputo resistere e aspettare, di come non hanno fallito perché hanno amato. Racconta delle lacrime che hai sputato e dei sorrisi che hai regalato. Addio Giovanni, ma l'addio è una promessa: tu rimani in Dio e lì ti cercheremo noi, ancora smarriti».

Biagio Adinolfi