Sanità privata, boom di ricoveri Scure dei giudici: «Niente soldi» 

Dopo tredici anni il Tar respinge i ricorsi delle cliniche Tortorella, Villa del Sole, Campolongo e Salus Nel 2007 sforarono i tetti di spesa: l’Asl decurtò oltre 4,5 milioni di euro e per il tribunale fece bene

Tetti di spesa sforati? Nessun rimborso. Lo sentenziano i magistrati della Seconda sezione salernitana del Tribunale amministrativo regionale, presieduta dal giudice Maria Abbruzzese, respingendo i ricorsi presentati dal gotha della sanità privata: una doccia fredda per i vertici della clinica “Tortorella” e della “Villa del Sole” di Salerno, del “Campolongo Hospital” di Eboli e della “Salus di Battipaglia”. I circa 4 milioni e mezzo di euro, invocati dai manager della sanità privata convenzionata in cambio di prestazioni erogate nel lontano 2007, resteranno nelle casse dell’Asl Salerno. Le quattro sentenze “fotocopia” sono arrivate a distanza di tredici anni: insomma, i bimbi che nacquero nelle cliniche salernitane nel 2007, quando s’è verificato l’overselling della discordia, preparano la preiscrizione alle scuole superiori nei giorni in cui i giudici si pronunciano sui tetti di spesa.
Era il 2009 quando le quattro cliniche, tutte difese dall’avvocato Lorenzo Lentini, trascinarono l’Asl Salerno, patrocinata dai legali Valerio Casilli, Antonio Di Filippi, Gennaro Sasso ed Emma Tortora, davanti ai giudici del Tar. Chiedevano d’annullare le delibere d’ottobre 2008, a firma dell’allora direttore generale di quella che era l’Asl Salerno 2, con le quali veniva contestato ai quattro centri privati «l’avvenuto superamento del tetto fissato per le prestazioni di assistenza ospedaliera erogabili nell’anno 2007», attivando «l’applicazione della regressione tariffaria». È la Rtu, la regressione tariffaria unica: di anno in anno, le Asl programmano i volumi ed il mix di prestazioni sanitarie, quelle che vanno realizzate in proprio e quelle che bisogna acquisire dagli erogatori privati; dopo aver preso atto delle programmazioni, le Regioni definiscono il volume delle prestazioni sanitarie che vanno comprate dai privati e fissano un limite, il famoso tetto di spesa. Ed è quando vengono sforate queste soglie che viene applicata la regressione tariffaria unica: dopo aver accertato che l’overselling c’è stato, l’Asl, che effettua le verifiche quando le prestazioni sanitarie sono già state erogate da tempo, si rifà riducendo il prezzo unitario di tutte le prestazioni rese dai centri privati accreditati, in modo da assicurare il rispetto integrale del tetto di spesa.
Nel caso dei quattro centri, la Rtu applicata dall’Asl sul finir del 2008, ma in riferimento all’annata 2007, equivale al 5,0265 per cento: l’importo per le prestazioni erogate che non è stato riconosciuto remunerabile a carico del Ssn è di oltre 1,5 milione di euro ciascuno per la “Tortorella” e per il “Campolongo”, di quasi 700mila per la “Salus” e di poco più di mezzo milione nel caso della “Villa del Sole”. Il tetto di spesa per l’assistenza era stato prefissato dalla Giunta regionale in 43 milioni di euro circa, ma molti salernitani che popolavano l’allora Asl Sa2 decisero di rivolgersi ad altre case di cura convenzionate, sempre campane ma appartenenti ad altri comprensori. Lo confermano i giudici: «Al rilevato sforamento dei valori limite ha contribuito il valore dei ricoveri eseguiti in favore dei soggetti residenti nel territorio dell’Asl Salerno 2 da Case di Cura ubicate nel territorio di altre Asl regionali, nell’ammontare di 10,7 milioni di euro, ben superiore a quello all’uopo preventivato, che era di 5,3 milioni». In pratica nel 2007 c’è stato un boom di ricoveri di cittadini Sa2 in case di cura partenopee: così gli esborsi a carico dell’Asl Sa2, che doveva farsi carico di quelle spese, sono schizzati alle stelle. Inoltre, sentenziano i giudici, che hanno depositato verdetti lunghi 38 pagine, «in un simile sistema chiuso non può trovare spazio l’azione di arricchimento per l’erogazione delle prestazioni oltre i tetti di spesa, che vanificherebbe lo stesso impianto del sistema improntato alla natura vincolante ed autoritativa della programmazione e dei tetti di spesa». No ai rimborsi. Dopo tredici anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA