IL FOCUS

Salerno, mercato immobiliare ko: si prevede un 2020 “nero”

Il 2019 si è chiuso con un trend negativo: quest’anno crollo delle compravendite 

SALERNO - Torna a registrare numeri negativi il mercato immobiliare a Salerno. Già, perché il 2019, nelle compravendite immobiliari, non è stato certamente un anno da ricordare. E le previsioni per il 2020, vista anche l’emergenza sanitaria del coronavirus e il fermo dell’economia, non possono sicuramente definirsi entusiasmanti. A confermare il calo del mercato immobiliare salernitano è l’Osservatorio di Nomisma. «Il mercato residenziale salernitano registra – viene evidenziato nel report - un regresso del processo di ripresa in atto che era culminato nel rientro (2018) in territorio positivo. Il ritorno in territorio negativo è riconducibile principalmente alla contrazione delle transazioni immobiliari e all’intensità della domanda, e solo in misura residuale alla dinamica degli altri indicatori di mercato».

Mercato residenziale. Sul fronte del mercato residenziale salernitano si registra una debole dinamica delle compravendite (quasi -2% nel 2019) che, unita a una minore intensità della domanda, sono alla base della battuta d’arresto. L’intensità della domanda di acquisto è sorretta prevalentemente da esigenze di sostituzione o di prima casa (l’80% degli operatori indica questa come la principale motivazione addotta da chi conclude una compravendita). A causa della diffusa necessità delle famiglie di accedere a un mutuo, la disponibilità di credito è decisiva nell’influenzare il mercato. Nel corso dei primi nove mesi del 2019, i mutui alle famiglie si sono contratti del 7,1%, in linea con il trend nazionale (-8%).

Mercato non residenziale. Anche il settore non residenziale di Salerno si conferma in difficoltà. Per il secondo anno consecutivo, infatti, le compravendite di immobili sono calate in misura consistente: -13,3% su base annua nel 2018 e -8,4% nel 2019. L’arretramento ha interessato sia il segmento direzionale (-19,2% annuo) sia il settore commerciale (-8,7%). In controtendenza (+57%) solo gli immobili a destinazione produttiva, che però rappresentano una quota residuale delle transazioni.

Le previsioni 2020. Per Nomisma rispetto al 2008, quando la deflagrazione della crisi colse molti impreparati, l’attuale ristagno, generato dal coronavirus, per quanto rapido ha comunque lasciato uno spazio di intervento che ha consentito, almeno fino ad ora, di limitarne la diffusione. Il nemico più pericoloso per l’economia, tuttavia, è quello che ancora non si è manifestato: l’impoverimento che scaturirà come effetto indotto dall’inazione coatta. Per questo un ruolo decisivo è chiamato a svolgerlo la finanza che dovrà necessariamente esercitare «un sistematico sostegno di una domanda di credito inevitabilmente più fragile». Nello scenario meno negativo le previsioni di Nomisma, relativamente al segmento corporate, sono per un arretramento cumulato a chiusura del prossimo triennio di ben 278mila transazioni residenziali (di cui 48,4 mila nel 2020) e 9,4 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 2,6 miliardi nel 2020); nell’ipotesi più pessimistica il tracollo ammonterebbe a oltre 587mila unità (di cui 118,8 mila nel 2020) e 18,3 miliardi di euro di capitali investiti (di cui 5,8 miliardi nel 2020). Riguardo al settore residenziale Nomisma prevede nei prossimi anni una perdita tra i 54,5 e i 113 miliardi di fatturato (nel 2020 è compresa tra i 9,2 e i 22,1 miliardi di euro). Con riferimento ai prezzi, la società bolognese stima flessioni medie comprese tra il -1,3% ed il - 4% nel biennio 2020-2021.

Gaetano de Stefano