LA STORIA

Salerno, la nuova casa degli stranieri? Sugli alberi

Scelgono i viali a ridosso della Lungoirno per trascorrere la notte. Gli accampamenti attrezzati con dei vecchi materassi

SALERNO - Accampati tra gli alberi a pochi passi dal terminal bus di via Vinciprova e dalla Cittadella giudiziaria. Si tratta di gruppi di stranieri che trovano riparo tra le palme e i giardini ai lati delle strade. Come nel film “Totò a Parigi” che abitava sugli alberi, così il disagio ha spinto un gruppo di immigrati dall’Est Europa a trovare riparo tra le alberature nei pressi della rotatoria intitolata al penalista Diego Cacciatore. Particolarmente appariscente la casa albero installata con dei tendoni sulla sinistra alla fine di viale dell’Unità, la strada meglio nota come Lungoirno, che passa davanti alla Cittadella giudiziaria. Qui trovano riparo anche quattro persone, ma tra i residenti della zona si dice anche che siano molti di più e tra questi dimorino pure dei bambini. Altri accampamenti ci sono nell’ex officina dei carabinieri, come qui chiamano ancora l’area occupata fino ad oltre vent’anni fa dall’Arma e da allora ceduta al Comune per farla rientrare a pieno nel progetto della Lungoirno. Si tratta delle piante nelle grandi aiuole a ridosso del nuovo tunnel sotto la ferrovia che poi dà su via Torrione, verso il Grand Hotel e il lungomare.

Anche qui con mezzi di fortuna, spesso teli di quelli che si utilizzano per le tende o per sdraiarsi a terra, vengono realizzate le abitazioni di fortuna. Segni di bivacchi ci sono all’interno delle piante, ma non all’esterno. Insomma, un modo del tutto innovativo di trovare un riparo specie con il gran caldo, sotto piante che creano una sorta di cupola verde, la cui parte interna viene trasformata in abitazione, dove in un’unica “stanza” trovano rifugio anche quattro o sei persone. A parte la palese carenza di norme igieniche, specie in periodo di Covid, del vivere per strada, quei rifugi sono anche richiamo di animali, cani e gatti di giorno, topi la sera e di notte, con rischio per le stesse persone che vi trovano un angolo per rifugiarsi. Anche se attorno alle piante non ci sono rifiuti, all’interno, invece, c’è la presenza di residui di alimenti che attirano ogni sorta di animale. Trovare qualcuno che abiti queste case improvvisate è difficile se non in orario notturno, visto che di giorno sono in giro per cercare di trovare un posto di lavoro anche giornaliero per sopravvivere.

«Non è la prima volta che si accampano in quegli alberi e lo abbiamo segnalato più volte al Comune, arrivano i vigili, li mandano via e loro ritornano dopo poche ore o al massimo il giorno successivo», raccontano alcuni residenti. «Si tratta di rumeni che li vedi solo di notte, famiglie intere che poi di giorno spariscono - aggiunge un commerciante - Qualche volta li vedi chiedere l’elemosina, altri invece sembrano invisibili. Ma è mai possibile che a pochi metri dalla cittadella giudiziaria, dalla stazione ferroviaria e dal capolinea dei pullman si possa assistere a situazione di degrado simile?». E un altro esercente ribadisce: «Le piante sono molto belle e vanno preservate. Allontanare i senza casa non serve a nulla. Bisogna creare un sistema che impedisca a chiunque di trovarvi riparo ».

(s.d.n.)