Centro storico

Salerno, l’ultimo sfregio a Santa Maria de Alimundo

L’accesso sbarrato da una lastra in ferro fissata con tasselli a pressione sul portone. Danneggiato l'antico portale, Comune e Soprintendenza all'oscuro

Salerno. Da un paio di giorni la chiesa di Santa Maria de Alimundo, nel cuore del centro storico alto, è ancora più inaccessibile: l’ingresso è stato infatti chiuso con una lastra di ferro fissata in modo dozzinale con dei fischer sull’antico portale ligneo – su cui si scorgono le tracce di un trittico – risalente al XVI secolo. Appiccicati sopra, e già semiscollati dalla pioggia, due foglietti: “Vietato l’accesso al personale non autorizzato”.

In calce non c’è nessuna firma o timbro, né del Comune né della Soprintendenza, e a una prima verifica entrambi gli Enti sono all’oscuro di un intervento che – oltre a deturpare l’ex luogo di culto, da decenni vittima del degrado e dell’incuria – ha danneggiato il portale ligneo, perforato con i tasselli a pressione. È bene precisare che da tempo immemore la chiesa di Santa Maria di Alimundo non è aperta al pubblico, ma fino a pochi giorni fa la facciata decorata a bastoni e rosette, per quanto malandata, era libera e chiusa solo con un catenaccio. L’accesso veniva consentito a studenti di architettura e storici dell’arte, in via ufficiale e previa autorizzazione, solo dall’amministrazione comunale, che ha le chiavi di quel lucchetto, essendo il bene storico nelle disponibilità di Palazzo di Città.

Sfregio a Santa Maria de Alimundo

I nuovi “sigilli”. L’intervento, anche a un occhio non esperto, appare del tutto “artigianale”. La lastra di ferro fissata al portale ligneo sembra riciclata e recuperata da qualche rigattiere o in qualche cantiere. E gli stessi volantini attaccati all’ingresso per inibire la curiosità dei passanti non recano, stranamente, nessuna dicitura che rimandi a un Ente autorizzato a prendere misure del genere. Potrebbe anche trattarsi di una operazione non autorizzata. L’attenzione che recentemente ha investito Santa Maria de Alimundo, con le centinaia di richieste inviate dai salernitani al Governo affinché potesse essere inserita nell’elenco dei beni storici da recuperare, deve aver dunque dato fastidio a qualcuno che non si fa specie a utilizzare il piccolo piazzale d’ingresso come isola ecologica abusiva. Basta infatti raggiungere l’ex chiesa, situata lungo la salita Intendenza vecchia, tra via Tasso e largo Montone, per ritrovarsi di fronte a cumuli di spazzatura, ammassi di laterizi e un vecchio materasso. Lo scenario è questo da almeno due mesi. Ci sono state segnalazioni, denunce corredate da foto e video. Nessuno è intervenuto.

La campagna per Santa Maria de Alimundo. Il tam tam per recuperare l’edificio le cui prime tracce risalgono al 992, è partito dalla pagina Facebook Salerno Cantieri&Architettura: all’invito hanno risposto tantissimi salernitani, inviando, entro lo scorso 31 maggio, una mail a bellezza@governo.it. Il bene storico-artistico, oltre a rappresentare un prezioso tassello per il recupero memoriale della città, custodisce anche il secondo campanile barocco di Salerno, dopo quello dell’Annunziata.

La storia e Masuccio. Di Santa Maria de Alimundo si parla per la prima volta in un diploma del 992 sulla donazione, fatta all’atto della fondazione della chiesa, dai fratelli Guaimario, Maione, Adelmo e Mdelmo. Nel 1812 viene soppressa come parrocchia e adibita a sede di una scuola elementare. Nella prima metà del XIX secolo subì un intervento di restauro grazie alla sensibilità dell’arcivescovo Fortunato Pinto. L’inizio del declino affonda le radici nei primi del Novecento: da allora é passata da deposito a civile abitazione, da pollaio non autorizzato a ricovero per clochard, fino a diventare, di fatto, il garage e il ripostiglio oltre che la discarica di diversi residenti del quartiere. Attualmente é in stato di totale abbandono con il tetto diroccato dopo il crollo del pavimento di una superfetazione di largo Montone avvenuta qualche anno fa: un bambino rischio di morire ma si salvò cadendo dopo un volo di diversi metri su un cumulo di spazzatura. Secondo lo storico Matteo Fiore nella chiesa si troverebbero le spoglie di Masuccio salernitano, l’autore del Novellino. La tomba sarebbe posta al centro del pavimento in un loculo chiuso da mattoni e privo di iscrizioni: gli ultimi scavi, in versione “fai da te”, furono fatti 46 anni fa da un gruppo di ragazzi. I protagonisti di quella avventura sostengono che nella parte sottostante della chiesa vi sia una cripta, ma nonostante negli anni siano stati presentati diversi progetti, non sono mai stati fatti né scavi né lavori di ristrutturazione.

[[(Video) Salerno: Santa Maria de Alimundio tra degrado e incuria]]

I precedenti. Non è la prima volta che il centro storico e i suoi beni più preziosi vengono deturpati. Poche settimane fa il nostro quotidiano denunciò che sulla gradinata che conduce al Giardino della Minerva, qualcuno aveva creato una sorta di pista in calcestruzzo per agevolare il transito delle macchine, a cui ovviamente l’accesso è interdetto. In passato la storica fontana di largo Campo è stata più volte usata come frigorifero per tenere fresche bibite e anguria, senza considerare un capitello all’angolo di via Botteghelle “decapitato” da un camion.

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Per non parlare delle edicole votive usate come tavolini della movida per raccogliere bottiglie vuote di birra e cicche di sigaretta o di slarghi storici, come quello di San Pietro a Corte o del Tempio di Pomona, adibiti a parcheggi non autorizzati. Solo dopo anni di denunce l’ingresso della chiesa di Santa Maria de Lama ridotto a un immondezzaio, è tornato pulito. Ma non è detta l’ultima parola.

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