Salerno, l’indebitamento ci costa il 5,26% 

L’indagine di Openpolis attesta che il Comune è messo male. In Campania peggio di noi, tra i capoluoghi, fa solo Caserta 

È del 5,26 per cento il costo dell’indebitamento del Comune di Salerno, ossia quanto corrisponde l’aggravio di spesa, in termini percentuali, relativo al pagamento degli interessi annui sul proprio debito. Un indice che è calcolato in base alla formula: spese per oneri finanziari e debito residuo a inizio anno, prendendo come riferimento il bilancio relativo al 2014. Più nel dettaglio, la spesa per oneri finanziari viene messa in rapporto percentuale con il debito residuo che risulta ad inizio anno. Naturalmente maggiore è il valore e più alto è il costo per l’Ente.
A fare le pulci ai Comuni italiani, da un punto di vista contabile, è Openpolis che ha realizzato lo screening per verificare la sostenibilità del debito di una amministrazione locale. Indagine quest’ultima che è utile controllare, prendendo come parametro di riferimento non solo la dimensione ma anche il costo dell’indebitamento, per verificare la sostenibilità del debito di una amministrazione locale.
A livello europeo, una serie di criteri stabiliti dai trattati vincolano gli stati al rispetto di alcune soglie considerate critiche rispetto all’indebitamento. Ad esempio, quelli stabiliti a Maastricht prevedono che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo dovrebbe essere contenuto entro il 60 per cento. Tralasciando le direttive europee, dall’indagine Openpolis emerge come Salerno, in questa speciale classifica, non sia tra i Comuni virtuosi, in quanto, a livello nazionale, si piazza al 1.356esimo posto, mentre in ambito regionale è 130esimo. Un risultato, dunque, sicuramente non lusinghiero, tenuto pure conto che in Campania, tra gli altri capoluoghi di provincia, solo Caserta fa peggio, con un indice del 5,61 per cento, che colloca la città della Reggia all’82esimo posto in ambito regionale e al 845esimo nella graduatoria nazionale. Migliore, invece, è la performance delle altre città campane, a partire da Napoli, che ha un costo sull’indebitamento del 4,96 per cento. Ma anche Benevento (4,75 per cento) e Avellino (4,40 per cento) fanno meglio di Salerno. Ma non solo a livello locale i dati salernitani risultano più alti e, dunque, più dispendiosi. Il gap, infatti, si conferma anche a livello nazionale, confrontando i dati con quelli di altre città della Penisola. E, il risultato che si ottiene, non è incoraggiante, in quanto l’indice di Salerno è tra i più alti.
In tutte le città superiori ai 200mila abitanti, infatti, la quota del costo dell’indebitamento, sempre riferita al 2014, s’attesta, in media, sotto o poco sopra il 5 per cento. La città dove questa incidenza è più alta è Bari, con il 5,06 per cento. A seguire Venezia (4,88 per cento), Palermo (4,19), Verona (4,11), Firenze (4,06), Padova (3,96), Catania (3,95), Bologna (3,64) e Torino (3,6). Tra i centri dove il rapporto percentuale è inferiore al 3 per cento si segnalano Trieste (2,92), Genova (2,88), Roma (2,68) e Milano (2,61).
La situazione non è delle migliori anche per altre città della provincia salernitana. Addirittura Bellizzi risulta essere tra i peggiori Comuni d’Italia, con un indice, sempre riferito al Bilancio del 2014, di 156,33 per cento, che lo colloca al secondo posto in Campania e al sesto in Italia. E, alla stessa stregua, anche Sicignano degli Alburni (130,36 per cento) “conquista” il terzo gradino del podio campano e la top ten nazionale. Tra i Comuni più popolosi della provincia, peggio di Salerno risulta solo Nocera Inferiore, con un indice di 5,32 per cento. Si mantengono sotto la soglia del 5 per cento Pagani (4,71 per cento) e Cava de’ Tirreni (4,01 per cento), mentre sono addirittura al di sotto del 4 per cento Scafati (3,96 per cento) e Battipaglia (3,63 per cento). I Comuni più virtuosi, in questa graduatoria, risultano essere Padula (2,06 per cento), Campagna (1,90 per cento), Tortorella (1,62 per cento), Campora (1,41 per cento), Cuccaro Vetere (1,40 per cento), Omignano (1,38) e San Mauro la Bruca (1,36 per cento).
Gaetano de Stefano
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