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Salerno, il pentito e il summit con zio Ciro

I leader del gruppo incontrarono Marigliano: un collaboratore al centro dei dialoghi

SALERNO - Per gestire la continua richiesta di sostanze stupefacenti, altrettanto continui dovevano essere i rifornimenti. I carabinieri della compagnia di Salerno, infatti, hanno monitorato diversi incontri tra i due fratelli Aniello e Giorgio Pietrofesa ritenendoli proprio delle occasioni per “scambiarsi” la droga. “Summit” monitorati ogni 15-20 giorni, soprattutto nell’estate del 2019. Utilizzavano auto prese a noleggio e si incontravano anche in aree di servizio di Salerno o nei pressi di sale giochi. Altri prelievi di droga sarebbero avvenuti a Giffoni Sei Casali.

In un caso, però, un viaggio si conclude con un incontro molto particolare e tutto da chiarire. Giorgio Pietrofesa e Carmine Grimaldi, infatti, nell’ottobre del 2019 erano andati a Secondigliano per acquistare della droga a bordo di un’auto sulla quale i carabinieri avevano piazzato delle microspie. Il venditore, un boss di Secondigliano, era stato chiamato “porco” per le sue dimensioni e definito anche come «uno forte» che «guadagna molti i soldi», a sottolineare la sua caratura criminale. L’acquisto però non va in porto: i militari del maggiore Adriano Fabio Castellari e la Dda ritengono che il mancato affare fosse riconducibile a questione di soldi. Di ritorno da quel viaggio infruttuoso i due, invece di rientrare nella loro abitazione, arrivano a Mariconda per far visita a Ciro Marigliano, allora ristretto ai domiciliari. Un nome di rilievo delle cronache giudiziarie e ritenuto dagli inquirenti vicino al clan D’Agostino. Pietrofesa e Grimaldi, secondo gli investigatori, si sarebbero mostrati particolarmente vicini al più noto “zio Ciro” che starebbe vivendo con difficoltà la sua detenzione domiciliare.

Ma cosa si sono detti i tre durante questo incontro durato diversi minuti? Si conosce qualcosa che è stato detto successivamente nell’auto dove viaggiavano Giorgio Pietrofesa e Grimaldi. I due, infatti, fanno riferimento al momento di difficoltà per la detenzione di Marigliano e alla necessità di stargli vicino ma soprattutto discorrono di un «pentito» un collaboratore di giustizia di cui avrebbero, poco prima, parlato proprio con Marigliano. Perché la discussione proprio su questo punto? Un mero aggiornare le conoscenze o c’era una preoccupazione per ulteriori dichiarazioni del pentito? Quell’incontro potrebbe riservare ulteriori sviluppi investigativi.

(sdn)