IL DOSSIER

Salerno, il flop dell’abuso d’ufficio: la condanna è una chimera

Negli ultimi 5 anni l’80% dei processi si è chiuso con un nulla di fatto

SALERNO -  Solo il 20 per cento dei procedimenti penali per abuso d’ufficio nel distretto della Corte di Appello di Salerno si chiudono con una sentenza di condanna. È il dato che emerge dalla ricerca fatta dal team del professor Andrea Castaldo che sarà presentata domani a Napoli, a palazzo Zapata, nell’ambito della giornata di formazione in tema di pubblica amministrazione e anticorruzione. In particolare, si discuterà della ricaduta sull’efficienza della pubblica amministrazione che ha il solo rischio di incorrere nel reato “323”, come lo indica il codice penale, nei pubblici amministratori, che rischiano la sospensione dopo la sentenza di primo grado per effetto della legge Severino, e sui dipendenti con incarichi apicali che, secondo le norme sull’organizzazione della pubblica amministrazione, appongono il proprio sigillo in calce agli atti amministrativi.

“La fuga dal potere di firma” è il sintomo che si manifesta nel personale della pubblica amministrazione che non firma o rallenta la procedura per il timore di finire nella maglie della giustizia. Alla luce dei dati della ricerca, i convenuti alla giornata di formazione si interrogheranno domani sulla vera esigenza dell’abuso d’ufficio e sulla necessità di una riforma del reato. I dati saranno esaminati dal professore Castaldo, ordinario di diritto penale all’Unisa e presidente della commissione di studio e riforma dell’art. 323 c.p. La ricerca. L’analisi condotta nell’ambito del progetto di ricerca “Pubblica Amministrazione: semplificare i processi decisionali, migliorare le performance” riguarda le sentenze pronunciate in materia di abuso di ufficio nel distretto di Salerno, nel quinquennio 2014-2018. L’unità di ricerca salernitana ha esaminato i dati forniti dagli uffici giudiziari, tenendo conto del numero dei processi, della sorte e dei tempi di definizione. Ciò che risalta è la percentuale estremamente bassa di processi che terminano con una sentenza di condanna. Con riferimento al giudice dell’udienza preliminare, le sentenze di assoluzione o proscioglimento ammontano a ben il 75% del totale. Tempi e percentuali. Nei tre tribunali del distretto (Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania) su un totale di 80 sentenze nel quinquennio, solo l’11% circa sfocia in una sentenza di condanna, a fronte di tempi di accertamento che oscillano, in media, tra i sei e gli otto anni dal momento dall’iscrizione della notizia di reato alla pronuncia di primo grado.

È bassa anche la percentuale di condanne accertate in Corte d’appello (su un totale di 61 sentenze analizzate le pronunce di condanna si fermano a 8). Il dato risulta particolarmente significativo se posto in correlazione con l’enorme dispendio di energia sotteso ai processi per abuso di ufficio, sia con riferimento all’attività della Procura della Repubblica in fase di indagine ma, ancor di più, alla stessa amministrazione della giustizia. Il reato. L’accertamento del reato di abuso ipotizzato, spesso legato a vicende complesse, la cui comprensione richiede il necessario ausilio di adeguate competenze tecniche per tutte le parti processuali, si snoda per anni, sottraendo tempo e risorse all’attività dei tribunali, ma sfocia in un positivo accertamento di responsabilità in un numero irrisorio di casi. «La sottoposizione a processo scrivono i ricercatori - diventa essa stessa sanzione, creando un enorme danno reputazionale a coloro che incorrono nelle maglie della giustizia e provocando una pericolosa “fuga dalla firma”, sempre più giustificata dal timore di incorrere in un procedimento penale. Che magari si chiuderà, ma dopo anni, con un riconoscimento di (tardiva) innocenza».

La ricerca ha tenuto conto anche dei dati raccolti con la distribuzione di un questionario anonimo compilato dai circa duemila dipendenti della Regione Campania, che hanno fornito spunti interessanti sullo stato d’animo in cui lavora il personale degli enti pubblici, spaventati alla sola idea di ritrovarsi coinvolti in un’inchiesta giudiziaria, senza avere le adeguate certezze o appigli per verificare il buon operato. Situazioni che hanno, per forza di cose, effetti sul lineare svolgimento della procedura amministrativa che ne risente soprattutto in termini di risposta alla domanda dell’utenza.

Massimiliano Lanzotto