IL CASO

Salerno, droga in cella: formaggio “stupefacente”

Hashish negli alimenti spediti in carcere: ci sono pure cellulari

SALERNO - In cella con telefoni e droga. È quanto hanno scoperto gli agenti di polizia penitenziaria nella Casa circondariale di Salerno/ Fuorni, dopo una perquisizione: uno smartphone e tre microcellulari, perfettamente, funzionanti con relativi carica batteria. E, nella stessa cella, è stata rinvenuta anche della sostanza stupefacente. Che, oramai, arriva in carcere in ogni modo, anche nascosta tra i generi alimentari. Perché, sospese le visite, adesso la droga si spedisce per posta, occultata in pezzi di formaggio. È l’ultima trovata adottata anche nel carcere cittadino, tant’è che gli uomini della penitenziaria hanno trovato l’hashish, rigorosamente nascosto in un prodotto caseario, in un pacco regalo che non è mai arrivato al destinatario. A rivelare gli ultimi “movimenti” è il Sappe, che attraverso il segretario nazionale, Emilio Fattorello , denuncia anche le «disfunzioni dell’istituto salernitano, tra cui la vetustà delle apparecchiature di controllo per le radiografie e il cattivo funzionamento ». E, ancora, le tensioni all’interno del carcere, per colpa «del regime aperto - sottolinea Fattorello - e le condizioni di criticità operative che rendono l’azione della polizia penitenziaria inefficace e priva di quell’autorevolezza necessaria per poter gestire una massa di detenuti con libertà di movimento ed in una pericolosa promiscuità di circuiti detentivi che dovrebbero prevedere differenziate e specifiche assegnazioni nei singoli settori, con modelli custodiali adeguati».

Nel carcere di Fuorni, a marzo scorso, c’è stata anche una rivolta, ma finora non sono stati ancora riparati i danni. «Sono ancora evidenti - sottolinea Fattorello - i segni delle devastazioni messe in atto nella rivolta del 7 marzo scorso. I corpi di guardia in uso ai poliziotti sono privi ancora delle necessarie suppellettili ed in alcune sezioni, dopo i danni provocati dalla sommossa, mancano i servizi». Fattorello, poi, punta il dito contro «l’approssimazione della gestione delle risorse umane del corpo, la mancanza di programmazione dei servizi, l’assenza di rotazione tra i dipendenti, l’assenza delle pari opportunità e la formale individuazione di compiti e funzioni nei diversi ruoli. Evidenti carenze, come più volte denunciato, della catena di comando». Proprio per questo il sindacato ha proclamato «lo stato d’agitazione e interruzione delle relazioni sindacali con la direzione della Casa circondariale di Salerno », preannunciando anche «forme eclatanti di protesta». Fattorello fa sapere che si rivolgerà «ad altre autorità a garanzia dei diritti negati alla polizia penitenziaria, che non è certa neanche di poter fruire di un piano ferie adeguato».

Nonostante le difficoltà, però, «gli uomini e le donne della polizia penitenziaria in servizio a Salerno - mette in risalto Fattorello - garantiscono e difendono con la loro professionalità la legalità, neutralizzando continui traffici tesi a favorire attività criminose di diversa natura, soprattutto, appartenenti alla criminalità organizzata ». E attacca, il sindacalista: «La magistratura, l’amministrazione, il legislatore e la politica devono intervenire, ognuno per la parte di propria competenza, per porre fine a questo stato di cose che, tra l’altro, mina la sicurezza delle struttura penitenziarie e la stessa pubblica sicurezza».

(g.d.s.)