IL DOSSIER

Salerno, campetti di calcio: periferia del degrado

Non c’è un euro per rimettere in sesto gli impianti di quartiere. Il flop del bando pubblicato due anni fa. Sos al Comune

SALERNO - Sono rettangoli abbandonati, segni di fallimentari tentativi di aggregazione e di promozione sociale attraverso lo sport: nella generale carenza di impianti in città, i campetti di calcio di periferia ma anche nelle zone alte del Centro storico sono diventati un monumento all’incuria e all’abbandono. In mancanza di fondi e mentre si progetta (con una spesa di oltre 300mila euro) un mega Palazzetto dello sport da 8,5 milioni di fondi pubblici in gran parte risparmiati dalle spese per le Universiadi, i campetti di quartiere in città restano senza un gestore che li possa rimettere in sesto e valorizzare.

Il bando flop. Nel 2019 l’Amministrazione pubblicò un bando per l’individuazione di un’associazione o società sportiva senza fini di lucro interessata a rigenerare, riqualificare, ammodernare e gestire i campetti sportivi di quartiere. Nel dettaglio, si trattava dei rettangoli di gioco nel quartiere Europa (via Carnelutti), in via Petrosino, in via Vinciprova, nel quartiere Monticelli (viale del Grecale), a Ogliara (via Piedimonte), a Fratte (via Spirito) e nel Quartiere Porto, in via Ligea. Stando al bando i campetti “possono costituire il punto di riferimento locale per lo svolgimento di attività sportiva e agonistica o amatoriale, per il gioco del calcio o per un utilizzo teso comunque a favorire l’aggregazione sociale e giovanile e le relative attività motorie e ludico - ricreative”. La durata dell’affidamento previsto partiva da non meno di cinque anni. Al bando, però, ha risposto soltanto un’associazione interessata al campo del quartiere Porto che, stando ai rilievi effettuati dai tecnici, non è nemmeno agibile, quindi inutilizzabile. Fondi per rimettere in sesto i campetti, però, non sarebbero a disposizione nemmeno per avviare una prima manutenzione né ci sono - allo stato - associazioni oppure società che sembrerebbero disposte o in grado di spendere soldi prima per rendere agibili questi impianti, poi per avviare anche le attività correlate sportive e di promozione sociale.

Le sollecitazione all’Amministrazione. Sulla questione si è soffermata più volte anche la discussione della commissione Sport che, come spiega il presidente Donato Pessolano , più volte ha «discusso e sollecitato l’Amministrazione e gli uffici a lavorare per cercare almeno una parte dei fondi che sarebbero necessari». Una possibilità - messa in rilievo dalla commissione - potrebbe arrivare dai soldi messi a disposizione nell’ambito del bando Sport e periferie che è stato prorogato fino al prossimo 30 di ottobre. Possono presentare domanda di contributo per il finanziamento degli interventi con finalità previste dal presente bando le Regioni, le Province/Città Metropolitane, i Comuni e i seguenti soggetti non aventi fini di lucro: federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, associazioni e società sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, enti religiosi civilmente riconosciuti. Il contributo erogato per ciascun intervento non potrà superare i 700mila euro. Nella valutazione peseranno la vulnerabilità sociale e materiale del Comune in cui è localizzato l’intervento, la sostenibilità ambientale, la contribuzione da parte del proponente, il livello di progettazione, il grado di definizione del piano di attività di gestione dell’impianto. Un'occasione da non perdere, dunque.

Eleonora Tedesco