IL CASO

Salerno, addio a Maria: nessuno sconto al fratello

Respinta per 2 volte la richiesta dell’uomovdi uscire dal carcere per incontrare la sorella down

SALERNO - La recidività dell’uomo - cioè chi ricade nelle stesse colpe ha tenuto forzatamente lontani Maria e il fratello detenuto a Secondigliano. Troppo gravi i reati di cui è accusato il 47enne salernitano, attualmente in custodia cautelare nel carcere di Secondigliano. Scambio di materiale pedopornografico su scala internazionale è l’accusa. E quel pomeriggio del 5 dicembre non era la prima volta che la polizia bussava alla sua porta. La sorella Maria, affetta da sindrome di down, tutte queste cose non le sapeva. Per lei era solo il fratello prediletto ed è morta credendo di essere stata abbandonata. Gerardo I., l’altro fratello convivente, si è appellato alla clemenza dei giudici, sollevando un caso di umanità, ma la procedura penale ha le sue regole. E vanno rispettate. Dopo che i poliziotti passarono a setaccio l’abitazione della famiglia salernitana e sequestrarono tutti i supporti informatici, è iniziato un autentico calvario per la 48enne in attesa del momento del commiato.

Le richieste ai giudici. Per due volte è stata chiesta ai giudici una misura alternativa meno afflittiva per il fratello, sostitutiva del carcere. Rifiutata pure l’ipotesi di un permesso. Le istanze sono state respinte prima dai giudici del Riesame e dopo da quelli della Terza sezione penale del tribunale di Salerno. Il pericolo è, appunto, la recidività. «Non è stata accolta neppure l’istanza motivata con le esigenze familiari di assistenza alla sorella portatrice di handicap – spiega l’avvocato Assunta Mutalipassi – per la recidività del mio assistito e perché, secondo i dati in possesso dei giudici, il fratello maggiore avrebbe potuto assisterla». I fatti raccontati dal fratello Gerardo, 52enne, cardiopatico, sono diversi: non poteva sorbirsi un fardello così pesante anche per il suo stato di salute. Maria ha iniziato con il rifiutare il cibo, respingeva la terapia e si era chiusa in sé stessa. I suoi occhi si accendevano solo quando il fratello detenuto aveva il permesso di telefonare a casa. «Ripeteva come una cantilena: quando torni? quando torni?», ricorda il 52enne che ha lanciò un appello accorato attraverso il nostro quotidiano. Anche lui ha problemi di salute, come lo stesso 47enne che ora si trova in carcere. «Chiederemo una visita specialistica per verificare la compatibilità del suo stato di salute col regime detentivo – dice l’avvocato Mutalipassi – In carcere alcune patologie pregresse si sono aggravate ed è subentrato anche un fattore psicologico ».

La morte di Maria. Maria, che guardava la porta di casa aspettando che entrasse il fratello, è deceduta lunedì dopo sei giorni di degenza all’ospedale “Ruggi”. Se l’è portata via un’infezione polmonare. Se n’è andata cercando nei volti delle persone che gli erano intorno quello del fratello che non vedeva da tre mesi. Se n’è andata senza capire, perché lei di procedure varie e burocrazia non conosceva nulla. Per lei c’era quell’attaccamento forte col fratello che, ad aprile, salvo rinvio per l’emergenza sanitaria in corso, dovrà essere processato per un reato odioso e infamante, per il quale, forse, il carcere non è neppure la “terapia” giusta. Secondo l’accusa, il 47enne era entrato in contatto con una “community” virtuale dove si scambiano foto e video di sesso esplicito con minorenni. In particolare, il 47enne che si collegava con un account fake, condivideva immagini proibite con un utente statunitense, detto “l’americano”, che forniva addirittura foto dei propri figli. «Da anni mia sorella lottava per le sue patologie, avendo la sindrome di down, una broncopatia cronica e altre patologie alle quali, ultimamente, si era aggiunta la depressione scaturita dalla mancanza del fratello – racconta Gerardo in una lettera - Perse la mamma 12 anni fa e da allora che piano piano la sua salute ne ha risentito. Il mio “angelo” lottava da tanto tempo ed io con lei, ma ha perso la sua guerra e io ho perso tutto il mio cuore». Con la sua missiva ha voluto ringraziare medici e infermieri della medicina d’urgenza del “Ruggi”, che si sono presi cura di Maria, l’assessore Nino Savastano , che ha preso a cuore il suo caso dopo la segnalazione del direttore de’ la Città , Antonio Manzo , e la redazione.

Massimiliano Lanzotto