“Ruggi”, maxi-risarcimento ai Rainone 

Penali “fuorilegge” e danni mai riconosciuti per i lavori alla Torre cardiologica: dall’Azienda almeno 1,3 milione a “Rcm”

Un milione e 227mila euro di risarcimento. Più interessi moratori e rivalutazione monetaria, costi di consulenza tecnica d’ufficio e 29.533 euro di spese di giudizio, da liquidare in gran parte agli avvocati dei Rainone. Mettere tutto sul conto dell’Azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno: lo decide - per bocca del giudice onorario Ornella Mannino - la Prima sezione civile del Tribunale di Salerno. È l’epilogo d’una causa lunga 13 anni, su un cantiere aperto addirittura nel 2003: all’epoca l’associazione temporanea d’impresa capeggiata da “Rcm Costruzioni” - ne facevano parte pure la “Cicalese Impianti” e la “Voto Group” - s’aggiudicò un appalto da 10,4 milioni di euro (con un importo d’opere originariamente pari a 7,5 milioni, poi, di variante in variante, ridotto a 7,3 e quindi risalito a 7,6) per i fatidici lavori alla torre cardiologica del “Ruggi”.
L’Ati fu chiamata a completare il Dipartimento di Cardiologia e Cardiochirurgia ed il Reparto di Tanato-Anatomopatologia, ad ampliare la Farmacia e a riqualificare ed ultimare il primo blocco del cosiddetto “ospedale generale”. Missione compiuta, ma non è stato facile. C’è voluto più del previsto: 15 mesi “extra”. Anziché a marzo 2006, gli operai lasciarono via San Leonardo a giugno 2007 - e i vertici d’allora dei “furono” Ospedali riuniti incolparono le imprese, addebitando detrazioni e penali e guardandosi bene dal riconoscere loro i danni richiesti. Solo che, insegna un antico proverbio cinese, quando punti un dito contro qualcuno ne hai tre rivolti verso di te. E così, a 13 anni dal giorno in cui gli avvocati dell’Ati, Paolo Vosa ed Alessandra Torre, trascinarono in Tribunale l’Azienda, assistita dalla dirigente legale Eva Anzalone, il giudice unico, uniformandosi alla ctu, ha sentenziato che le colpe vanno ricercate in ospedale. E dalle casse (pubbliche) del “Ruggi” dovranno venire fuori 1,2 milioni di risarcimento, destinati a lievitare ulteriormente col calcolo degli interessi moratori e dei tassi di rivalutazione monetaria, il rimborso delle spese sostenute per il ctu e i costi della difesa dell’associazione. Una doccia freddissima in via San Leonardo: avrebbe potuto essere glaciale. I costruttori, infatti, chiedevano più di 3,5 milioni.
A ristoro di lavori sfortunati, ché fin dalla consegna definitiva del cantiere (settembre 2003), quando l’Ati sottoscrisse il verbale con riserva, lamentando l’impossibilità d’avviare i lavori in Farmacia ed in Tanato-anatomopatologia «per mancata consegna degli elaborati impiantistici». Lavori sfortunati, ché c’era da metter mano dove, per un vecchio appalto, avevano già operato altre ditte: così è difficile. Ancor di più quando il progetto risale all’Anno Domini 1999 e non è mai stato aggiornato. Lavori sfortunati, ché per simili ragioni, e pure per assicurare, nelle fasi critiche, gli ordinari servizi ospedalieri, furono sospesi a più riprese nell’annus horribilis, il 2005: stop parziale dal 24 gennaio al 9 giugno, interruzione totale dal 9 giugno al 29 agosto. Sta di fatto che, a seguito di sospensioni e proroghe, le opere in Tanatologia furono consegnate prima del 7 giugno 2006, quelle nella Torre cardiologica entro il 22 luglio 2006, il lotto in Farmacia il 27 aprile del 2007 e la sottocentrale l’11 giugno dello stesso anno. Il tempo è denaro, soprattutto nell’edilizia: l’andamento dei cantieri, differente da quello previsto dai contratti, ha portato le ditte a sostenere spese più elevate. E così “Rainone & co.” iscrivevano riserve richiedendo il ristoro dei maggiori costi (pure per ulteriori interventi reclamati dagli “Ospedali riuniti”), degli oneri e dei danni subiti. L’Azienda “Ruggi”, invece, pagava di meno, ma le colpe erano sue: «Carenze progettuali e mancata esecutività del progetto appaltato», tuona il giudice. Danni da 628mila euro: vanno risarciti. Alla stregua dei 491mila euro detratti a fronte d’un riscontro contabile senza contraddittorio. E dei 45mila euro per l’acciaio utilizzato e dei 30mila per gli oneri di sicurezza dei maggiori lavori riconosciuti. Totale: 1,22 milioni. Più il resto: paga il “Ruggi”. Con il danaro della collettività.
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