IL CASO

Rubato il busto di Sandor Maraisul lungomare di Salerno

Sparito dai giardini di lungomare Colombo il busto in bronzo dedicato allo scrittore ungherese. Era stato collocato nel 2006 per ricordare la sua permanenza in città. Sgomento tra i passanti, si indaga sull'accaduto

Sottratto nella notte del 30 dicembre il busto in bronzo dello scrittore ungherese Sàndor Màrai dalla sua collocazione nei giardini pubblici del lungomare Colombo. Il comando dei vigili urbani ha avviato le ricerche per risalire all’autore del furto. Non si tratta di un caso isolato.
Anni fa fu sottratto dal cimitero monumentale di Fratte il busto di Luigi Cacciatore, politico e sindacalista salernitano, rappresentante del Partito Socialista seppellito nel piazzale degli uomini illustri.
Il busto sottratto sul lungomare Colombo nella notte del 30, firmato dallo scultore Gyula Gulyas, era stato inaugurato il 14 ottobre 2006 alla presenza del ministro alla Cultura e all’Istruzione ungherese Istvàn Hiller. Alla cerimonia aveva preso parte Judit Jàky, figlia del nipote dello scrittore. Una copia identica dell’opera si trova a Budapest.
Sàndor Màrai era molto legato al quartiere di Mercatello, nel quale aveva vissuto dal 1968 al 1979. Nel suo epistolario si contano numerosi riferimenti alla città del piccolo golfo, che lo scrittore non esita a definire "casa". All’inaugurazione del busto avevano preso parte numerosi abitanti del quartiere che avevano frequentato Màrai durante la sua permanenza in città.
Sàndor Màrai, caso letterario dell’estate 1998 con il romanzo "Le braci", si era suicidato nel 1989 qualche mese prima della caduta del Muro di Berlino. Nato in Slovacchia nel 1900, Màrai aveva scelto l’Ungheria quale patria adottiva. Negli articoli che firmava per numerose riviste della capitale Budapest, non aveva esitato ad attaccare durante prima e durante la guerra tutti i regimi totalitaria, dal nazismo al comunismo. Nel dopoguerra dovette scontare sempre il suo fiero anti-fascismo e il rifiuto di essere catalogato in uno dei blocchi che la guerra fredda vedeva contrapposti.
Giunto in Italia nel dopoguerra per fuggire al comunismo, fu accolto a Napoli da uno zio della moglie, all’epoca responsabile dell’organizzazione internazionale messa in piedi dagli americani per accogliere i rifugiati dai paesi dell’est.
Le tradizioni della città partenopea, dove Màrai visse dal 1948 al 1952, ispirarono il romanzo "Il sangue di San Gennaro". Il desiderio di ricongiungersi al figlio adottivo Janos, che aveva raccolto tra le macerie di Budapest, indusse lo scrittore a trasferirsi a New York. Pur apprezzando lo spirito d’iniziativa americano e la libertà che quella società offriva, lo scrittore ungherese e la moglie non riuscirono ad ambientarsi negli USA. Nacque allora un profondo dissidio con il figlio, che aveva invece deciso di rinunciare alla nazionalità ungherese fino a cambiare il proprio nome di battesimo a favore di un più occidentale "John".
Il richiamo del Vecchio Continente non si era mai sopito. Una volta che il figlio ebbe raggiunta la maggiore età e con essa l’indipendenza economica, Sàndor Màrai e la moglie Lola decisero di fare ritorno in Italia. Scelsero Salerno, città nella quale vissero in un appartamento di via Trento per 11 anni.
Una serie di drammi condusse lo scrittore sulla via dell’isolamento. La morte per cancro della moglie e il successivo decesso del figlio segnarono la caduta in un profondo stato di depressione. Màrai si tolse la vita con un colpo di rivoltella, le sue ceneri furono disperse nel Pacifico.