L'incendio nello stabilimento di Battipaglia

L'INCENDIO

Rogo alla “Nappi Sud” di Battipaglia, c’è la pista del dolo

Le fiamme sarebbero partite dall’esterno del capannone della ditta di rifiuti

L’incendio alla “Nappi Sud” di Battipaglia sarebbe di origine dolosa: stando alle prime ricostruzioni degli inquirenti, si sarebbe sviluppato dall’esterno del capannone. Una ricostruzione che attende solo i crismi dell’ufficialità ma che getta una luce sinistra sulle lamiere accartocciate dei capannoni dell’impianto - uno dei più importanti del Mezzogiorno - per la lavorazione del rifiuto.

La pista dolosa. Una corona di fuoco, divampata dall’esterno, che avrebbe inghiottito lo stabilimento nella zona industriale di Battipaglia: è quel che emerge dai primi rapporti che i Vigili del Fuoco hanno inviato all’autorità giudiziaria. Le fiamme non sarebbero partite dunque dall’interno, ma generate dall’esterno, alle spalle dell’enorme stabilimento di raccolta, recupero, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti. Cosa si celi dietro questa ipotesi lo chiariranno gli investigatori che attendono il rapporto finale dei vigili del fuoco.

I danni allo stabilimento. Con le prime luci del mattino l’infernale fuoco notturno si è placato, ma c’è ancora un’alta e densa nuvola di fumo che invade la città: il vento la spinge verso il centro, e sui balconi delle case di Battipaglia ci sono brandelli inceneriti. È la legna ad aver preso fuoco. Sono due capannoni dell’impianto dei Nappi, a viale delle Industrie. C’è la falegnameria, all’interno della quale gli operai dello stabilimento riciclano il legno per realizzare delle pedane da utilizzare nei procedimenti di lavorazione del rifiuto: le fiamme hanno inghiottito i residui della lavorazione. In fiamme pure un’officina, con dei macchinari nuovi di zecca. E poi c’è un altro capannone, che i vertici della società di Antonio Nappi utilizzano come uffici. Sono le due aree dello stabilimento che sono state interessate dalle fiamme. Il complesso più vicino, quello che ospita la carta pressata, pure è finito nel mirino del fuoco: fortunatamente, almeno lì, il danno è marginale.

Le operazioni di spegnimento. I vigili del fuoco, arrivati dal Comando di Salerno e dal Distaccamento di Eboli, hanno lavorato a lungo per sedare quelle fiamme. Una notte e un giorno interi passati a gettare acqua sul fuoco. Salvati gli impianti più costosi, ma è troppo presto per la conta dei danni. A supportarli ci sono i volontari del Nucleo comunale della Protezione Civile di Battipaglia, guidati dal responsabile Michele Mattia. Arrivano le forze dell'ordine: ci sono gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Battipaglia, diretti dal vice questore aggiunto Imma Acconcia. Sono loro a coordinare le indagini. A viale delle Industrie arrivano pure i carabinieri, guidati dal maggiore Erich Fasolino, e gli agenti di polizia municipale, agli ordini del comandante Gerardo Iuliano. Nel cuore della notte infernale, tra la domenica e il lunedì, il pm di turno è Marinella Guglielmotti. I vigili del fuoco sono ancora all’opera per sedare le fiamme che ancora divampano all’interno della falegnameria, e così il sopralluogo dei poliziotti è rimandato di qualche ora, in attesa che l’area venga messa in sicurezza.

La lunga notte. A fare il turno di notte, intorno all’una, quando è divampato l’incendio, nello stabilimento c’erano pure degli operai. Fortunatamente ne sono usciti tutti illesi, ma lo spavento è stato tanto. Nell’oscurità rischiarata dalla luna piena e, soprattutto, dalle colonne di fuoco scarlatto alte cinquanta metri, arriva pure il patron dell’azienda, Antonio Nappi: è visibilmente scosso: “Me l’hanno incendiato, me l’hanno incendiato...” ripete. I presenti, scioccati, raccontano la paura: dicono d’aver sentito delle esplosioni man mano che il fuoco avanzava. A dare ai battipagliesi l’annuncio del vasto incendio, sui social, è l'assessore all'ambiente Stefania Vecchio, che attraverso Facebook invita gli abitanti a serrare le finestre. La sindaca, Cecilia Francese, non c’è: al suo posto arrivano i consiglieri comunali Pietro Cerullo e Stefano Romano.

L’arrivo dell’Arpac. I tecnici dell’Arpac arrivano di buon mattino e installano le centraline. Poi sul posto sopraggiunge la Vecchio, per un sopralluogo: «Per fortuna si è evitato il peggio», dice. «Battipaglia brucia ancora», commentano i cittadini: era l’11 giugno del 2017, sempre di domenica, quando per cause mai appurate divampò un incendio in via Fili Galardi, all’interno dei capannoni della “Sele Ambiente”. Oggi, nelle fiamme, finisce il più grande impianto della provincia, con sullo sfondo l’incubo del dolo.

Carmine Landi

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