L'OPINIONE

Riforma legge intercettazioni: l’inquisizione e la vita privata

«In una democrazia è importante stabilire le regole del gioco; a me sembra che con il decreto intercettazioni si indulga troppo nel gioco delle regole». L’ex presidente della Corte costituzionale Flick così liquida l’ultima riforma, aggiungendo che addirittura «essa colpisce alla base la nostra civiltà » a causa del grave tradimento della libertà di comunicazione sancita dalla nostra Carta nella sua declinazione pubblica, ma anche quale libertà del singolo di comunicare nella garanzia della segretezza, che può essere limitata solo in base a tassative previsioni di legge, non indefinite e confuse tanto da essere esposte al concreto e ricorrente rischio di conflitti interpretativi di rilievo costituzionale.

Ed infatti a leggere il testo della legge, le osservazioni critiche sono molteplici e tutte possono essere mosse allo spirito eccessivamente inquisitorio dell’approccio che ha imposto di giocare, per l’appunto, con le regole al fine di aggirare le eccezioni al principio di segretezza della vita privata e della corrispondenza, in linea con i valori di una società democratica e liberale. Premesso che l’uso delle intercettazioni è mezzo straordinariamente invasivo, come riconosciuto oramai pacificamente, la giurisprudenza europea indica, tra i requisiti che la legge italiana deve possedere, quello per il quale esso strumento sia compatibile con lo Stato di diritto e sia accessibile all’interessato, con ciò volendo ricordare le drammatiche conseguenze che le intercettazioni possono provocare atteso che possono essere disposte non solo nei confronti della persona indagata, ma anche nei riguardi di soggetti del tutto estranei all’indagine. Eppure, quando il gioco si fa duro, anche la ramazza deve colpire di brutto. Il gioco dello Stato etico, dei puri. La riforma delle intercettazioni è un colpo duro ai diritti perché decisivo doveva essere il segnale da dare ad un Paese interamente corrotto, almeno a dire di chi quella legge volle.

La mazzata fu nella cosiddetta legge “spazzacorrotti” (nome orribile!). Fu lì che, non a caso, si decise ad esempio di introdurre l’utilizzo delle intercettazioni- anche per il mezzo dei trojan- pretendendo di assimilare i reati di mafia a quelli contro la pubblica amministrazione, con una correlazione sbagliata ed arbitraria in diritto e dal punto di vista sociologico. È ovvio, allora, che le conseguenze sul piano delle garanzie sono scivolose e viscide. Prendiamo il tema delle intercettazioni a strascico. Ancora assurdamente consentite; in barba all’enorme problema dell’utilizzabilità dei relativi contenuti per reati non collegati e dunque sguarniti della necessità di un’autorizzazione. O il tema delle garanzie della difesa, ipocritamente compresse a vantaggio di un generico diritto alla riservatezza, il quale impedisce al difensore di conoscere tempestivamente l’esito delle captazioni e di poter elaborare le proprie strategie. Simul ante retroque prospiciens, volgendo lo sguardo nello stesso tempo al passato e al futuro, è triste in definitiva constatare che come lo fu lo è adesso e la si prepara per il domani un’idea di Stato di diritto ancora incerta.

*avvocato