Rifiuti, la Regione esattore dei Comuni 

I sindaci morosi devono 18 milioni a EcoAmbiente: li recupererà Palazzo S. Lucia. La partecipata provinciale passa all’Ato

SALERNO . Alle porte dei sindaci salernitani morosi, che nel giro d’un decennio hanno conferito valanghe di sacchetti neri, pieni zeppi di rifiuti, all’interno dell’ex Stir di Battipaglia senza metter mano alla tasca, andrà a bussare a soldi un nuovo esattore: si chiama Regione Campania. I vertici di Palazzo Santa Lucia, proprietari del termovalorizzatore di Acerra, destinazione finale delle balle d’indifferenziato provenienti dagli Stir delle cinque province, si rivarrà sui Comuni per recuperare i soldi che, a loro volta, i vecchi vertici di EcoAmbiente, la società provinciale che gestisce l’ex Stir di Battipaglia, non hanno versato nelle casse regionali, lasciando a sbafo, nell’inceneritore, ammassi di rifiuto tritovagliato: un debito da 45 milioni di euro, che la società in house di proprietà (ancora per poco) di Palazzo Sant’Agostino ripianerà con un programma di rientro che prevede uno stralcio, la cessione dei crediti e la rateizzazione per 15 anni delle somme rimanenti. Cambierà padrone, la spa del rifiuto, amministrata dal commissario liquidatore Vincenzo Petrosino: tra febbraio e marzo l’attuale proprietario, la Provincia di Salerno, la cederà all’Ente d’Ambito, presieduto da Giovanni Coscia e diretto da Bruno Di Nesta. E così la società pubblica dirà addio alla liquidazione e sarà rimessa in bonis subito dopo l’approvazione del bilancio 2019, con un utile di circa 1,5 milioni di euro.
Il piano di rientro. Il primo step è l’approvazione, da parte della Regione, del piano di rientro: un atto formale, visto che la bozza trasmessa a Palazzo Santa Lucia l’ha suggerita, con le disposizioni attuative deliberate a ottobre, proprio la giunta regionale, proponendo la rateizzazione di 15 anni. Un decennio di gestione provinciale del ciclo dei rifiuti ha provocato una vera e propria voragine debitoria: il credito complessivo che la Campania vanta nei confronti di tutte le società provinciali ammonta a ben mezzo miliardo di euro. E le spa, a loro volta, sono creditrici dei sindaci che hanno evaso sui conferimenti. Un circolo vizioso. È stata propriola Regione a proporre la cessione dei crediti: EcoAmbiente darà a Palazzo Santa Lucia la facoltà d’esigere direttamente i 18 milioni di euro che deve avere dai Comuni. Gli altri 18 milioni di euro di debito da ripianare dopo lo stralcio, invece, la società provinciale li ripianerà nel giro di 15 anni.
Addio, Provincia. All’imminente acquisizione di EcoAmbiente da parte dell’Eda si è fatto cenno pure ieri mattina a Palazzo Santa Lucia, nel corso di un incontro tra il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, i vertici delle società provinciali, i presidenti e i direttori degli Enti d’Ambito campani. «A fine febbraio - annuncia il presidente dell’Eda Salerno, Coscia - avremo la bozza definitiva del Piano. L’idea generale è quella d’incorporare nell’ambito degli Eda le società provinciali che gestiscono gli impianti, quindi verisimilmente ingloberemo EcoAmbiente, che sta andando in bonis e sta definendo coi dirigenti regionali la compensazione tra debiti e crediti». È per questo che, il 6 dicembre, l’Assemblea di EcoAmbiente ha avviato la procedura di valutazione delle quote societarie.
I soldi di Napoli. Dall’incontro di ieri mattina arrivano novità pure per quel che riguarda le discariche degli anni dell’emergenza rifiuti, col nuovo accordo per i costi operativi di gestione delle discariche post-mortem: «Era necessaria - spiega Bonavitacola - una disciplina attuativa della legge regionale per equilibrare i costi di gestione delle discariche non più operative, perché durante il periodo emergenziale sono stati utilizzati in ambito regionale siti di smaltimento che hanno ricevuto rifiuti provenienti dall'intera regione, come ad esempio il sito di Maruzzella, a Caserta, o quelli di Parapoti di Montecorvino Pugliano e di Serre, in provincia di Salerno». L’assessore regionale aggiunge che «la conseguenza iniqua è stata che i costi di gestione sono stati tariffati ai comuni ricadenti in quelle province, a prescindere dall'effettiva provenienza dei rifiuti». Ed esulta: «Con l'accordo odierno si è stabilito un meccanismo di riequilibrio nella ripartizione di tali costi». Insomma, a Salerno arriveranno pure i soldi dei napoletani, che negli anni dell’emergenza hanno mandato i loro rifiuti a Basso dell’Olmo a Campagna, a Macchia Soprana e Menanova di Persano a Serre, a Parapoti a Montecorvino Pugliano e a Coda di Volpe a Eboli. Così come a Caserta arriveranno i quattrini dei salernitani, che hanno beneficiato delle aree di Maruzzella. «Per la gestione delle nostre discariche post-mortem - spiega Petrosino - ogni anno noi spendiamo circa 3 milioni di euro; quando la Regione adotterà questa delibera, a tutti i Comuni della nostra provincia, e non soltanto a quelli che vengono allo Stir, fattureremo i costi di gestione post-operativa, che finora era a carico delle casse di EcoAmbiente». I soldi versati dalle province «saranno poi ripartiti dalla Regione a seconda dei flussi dei vari Comuni in quegli anni». E Petrosino aggiunge: «I costi muteranno col passare degli anni, perché Parapoti, per esempio, a breve ospiterà un parco urbano, e quindi non ci saranno più costi di gestione legati alla discarica».
Impianti e premi. Sempre ieri, a Napoli, è stata definita una prima bozza di griglia dei ristori ambientali a beneficio dei Comuni che ospitano gli impianti: «Abbiamo fatto inserire - spiega Coscia - pure le città che ospitano le stazioni di trasferenza come Sardone, che pure hanno diritto ad una premialità; sarà la Regione a stabilire le cifre».
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