Antonio Manzo

IL COMMENTO

Riace, adesso scusiamoci con D'Alessio

Ora dovranno tutti andare cauti nella “santificazione” terrena dell’indagato Domenico Lucano, detto Mimmo, sindaco di Riace, arrestato non per aver aiutato gli immigrati ma perchè, prendendo in ostaggio il bisogno, si è rivelato un «faccendiere della solidarietà ». Cioè di un sindaco clientelare, come lo descrivono i giudici del Riesame di Reggio Calabria che ipotizzava perfino di candidarsi alle politiche per sfuggire, dolosamente, all’azione penale. Lucano non è solo un soggetto istituzionale che agiva in «assoluto disprezzo della Legge e delle regole di buona amministrazione » ma avrebbe strumentalizzato il bisogno per fare voti con i soldi pubblici. Cioè disinvoltura clientelare e affaristica. Non mancheranno gli ideologi della disobbedienza civile a “bastonare” anche i tre giudici del Riesame che hanno irrobustito l’inchiesta firmata dal procuratore di Locri, Luigi D’Alessio che a Salerno tutti conoscono bene per equilibrio democratico e non servilismo politico, che pure pratica parte della magistratura italiana. Se Lucano non fosse stato di sinistra lo avrebbero subito crocifisso in nome della legalità e non avrebbe ricevuto la solidarietà di molti intellettuali (gli stessi che hanno portato la sinistra italiana alla insignificanza politica). L’apologia della disobbedienza civile non calza per Lucano, nè per un improbabile Nobel. Ovviamente bisognerà anche per Lucano attendere il processo, ma la sua storia dovrebbe insegnare che qualsiasi inchiesta penale a confine con la politica non deve essere mai strumentalizzata. Per ora si chieda scusa al procuratore Luigi D’Alessio.