Ragazzi salernitani missionari di pace nella città dei narcos 

“Amiko” è il campo organizzato alla periferia di Tirana Tra i 150 ospiti anche i figli dei coltivatori di marijuana

SALERNO. Lasceranno gli amici a godersi la spiaggia e il mare mentre loro vivranno un’esperienza che potrebbe cambiare radicalmente il punto di vista sulle cose e sulla realtà. Emanuela Scafuri, Gerarda Di Lorio, Martino Napoli, Michele Stornaiuolo, Luisa Coppola, Grazia Catalano e Paolo Amoruso sono i giovani salernitani dei Missionari saveriani che oggi partiranno per un campo missionario all’estero. La meta è l’Albania, in particolare la periferia più povera di Tirana. I ragazzi, accompagnati da padre Carlo Salvadori e da suor Laura Littamé, faranno vivere il campo estivo con corsi e incontri alla parrocchia di San Giovanni Paolo II, dove si trovano i padri redentoristi e le suore della Beata Imel che da più di trent’anni svolgono una missione di promozione della donna con un corso di taglio e cucito e di avviamento al lavoro per i giovani con l’insegnamento della lingua italiana.«La speranza per noi padri e suore saveriane - spiega padre Carlo Salvadori - è di risvegliare il senso della fede e della spiritualità nei nostri giovani di Salerno perché, poi, una volta ritornati a casa possano guardare la società in maniera diversa, con gli occhi della fede e di Dio che dirige la storia dei popoli e delle nazioni con l’obiettivo di fare del Mondo una sola famiglia». Il senso del campo, continua il padre, «si ritrova nel titolo che abbiamo scelto: “Amiko”, perché - chiarisce - “mik” in albanese vuol dire amicizia. E il nostro desiderio è di andare in questo Paese molto vicino all’Italia sia geograficamente che mentalmente che culturalmente (e che fu colonia italiana al tempo del Fascismo e anche abbastanza sfruttata sia dall’Italia) per stringere amicizia con il popolo albanese e, in maniera particolare con i giovani di Bathore». Tra le suore italiane, in particolare, Suor Virginia forma le donne al taglio e cucito e, in questi anni ha formato più di 1400 donne, «quindi - sottolinea padre Carlo - altrettante famiglie che hanno di cosa vivere perché, nello stesso tempo a livello economico diverse aziende hanno aperto i battenti essendo la manodopera meno cara».
Il lavoro nel campo. I ragazzi saranno nella periferia di Tirana per 5 giorni, insieme a un gruppo che arriverà da Udine, saranno impegnati dalla mattina alle 8 fino alle 12 per animare il campo estivo con 50 educatori e oltre 150 ragazzi dai 6 ai 14 anni. Si inizia la giornata con una serie di appuntamenti di formazione e con una serie di laboratori pratici che vanno dal fabbricare braccialetti al costruire clessidre con la sabbia colorata fino al decoupage. «Realizzeranno immagini sacre cristiane e mussulmane», spiega ancora padre Carlo. «Al campo - aggiunge - ci saranno oltre 150 bambini della parrocchia di Bathore ma anche 70 di una periferia ancor più lontana dal centro in cui c’è un grave disagio a livello sociale perché è da lì che viene presa la manovalanza per coltivare la marijuana. Molti di loro sono mussulmani per cui, nel rispetto della loro religione, proporremo di riprodurre le parole dell’inizio della preghiera mussulmana». Nel pomeriggio, invece, si terranno i corsi di italiano, di inglese, di chitarra e di teatro. La serata sarà riservata al confronto con alcuni testimoni del periodo della dittatura.
Il portiere e il dittatore. «Conosceremo il vecchio portiere della nazionale albanese - anticipa padre Carlo - che è cristiano e ha vissuto durante la dittatura di Enver Halil Hoxha. Un momento storico terribile per cui il popolo albanese non aveva diritto di nominare Dio, fare il segno della croce e ai mussulmani di recitare la loro preghiera ma tutto avveniva sotto le lenzuola. Le nonne raccomandavano ai nipoti di non dire mai a nessuno di essere cristiani ma prima di dormire, sotto le lenzuola dove nessuno li vedesse, di fare il segno della Croce. Poi incontreremo una suora, Rita la cui famiglia fu perseguitata dal regime: il nonno ucciso, la nonna inviata in un campo di concentramento per detenuti politici e il padre fu mandato in un villaggio». E ci saranno anche momenti turistici e culturali: il 15 è prevista una visita a Scutari, dalle suore di Madre Teresa e all’orfanotrofio delle suore dell’Opera Madonnina del Grappa. Il 16 visita della città - che storicamente è una delle più belle dell’Albania - con il museo Diocesano, il museo della Memoria e, spiega il padre, «avremo l’occasione di conoscere la storia dei 42 martiri albanesi che furono uccisi in nome della loro fede, molti di loro sacerdoti ma anche laici e una donna».
L’insegnante di origami. Per il corso di origami ci sarà Emanuela Scafuri che, in vista della partenza sta rispolverando le tecniche più «simpatiche e interessanti». È al primo anno della Facoltà di Scienze ambientali dell'Università di Fisciano, ha 19 anni e ne compirà 20 a fine agosto, il giorno dopo essere ritornata a Salerno dall'Albania. «Fin da piccola - racconta Emanuela - frequentavo la Casa dei saveriani e sono sempre stata ai campi che si sono organizzati in zona, ora andare all’estero è l’obiettivo finale». Emanuela non nasconde che negli ultimi anni si era «un po’ allontanata» ma quando padre Carlo le ha chiesto di partire si è resa conto che aveva la possibilità di vivere quella che definisce «un’esperienza unica che un semplice viaggio all’estero non consentirebbe di vivere». Non è stato semplice decidere: «Ho cercato di capire se ero pronta e ho capito che sarei andata incontro a giorni difficili ma bellissimi nella loro intensità. Andiamo lì a prestare servizio come volontari ma saremo noi a imparare tanto». Da marzo i ragazzi del gruppo si incontrano per prepararsi al viaggio: «Abbiamo fissato i punti in comune condividendo il senso e lo spirito del nostro viaggio, sappiamo che non saremo noi a salvare nessuno ma che dobbiamo metterci al servizio. E poi abbiamo deciso quali corsi organizzare in modo da non sovrapporci con il gruppo di Udine». In valigia, confida Emanuela, «porto soprattutto il coraggio».
Biomedicina e pittura. Nella sua, invece, Gerarda Di Iorio porterà «fantasia e creatività». A lei, 25 anni e un percorso di studio alla Facoltà di Ingegneria Biomedica dell’Università Federico II sarà affidato il laboratorio di pittura. «I ragazzi potranno partire dal disegno e dai colori e lasciare liberi loro stessi di esprimersi», spiega immaginando come imposterà i suoi corsi. Gerarda è attiva anche nel gruppo Caritas di Mercato San Severino, con la Gioventù francescana e con una piccola associazione che offre cibo ai senza fissa dimora. «Sono esperienze differenti eppure affini, ora è come se continuassi sulla strada attraverso un Paese, l’Albania, difficile e affascinate. Ci confronteremo - afferma - con bambini di religioni diverse». Gerarda ha incontrato padre Carlo a un pranzo di beneficenza: «Ero scettica anche se avrei sempre voluto partire per una missione ma quando padre Carlo mi ha chiamata non no esitato. È chiaro che sono timorosa perché non so che cosa ci attende ma sono allo stesso tempo entusiasta».
Eleonora Tedesco
©RIPRODUZIONE RISERVATA.