L'INTERVENTO

Quella giunta in piazza tra l’odio e il rancore

Di Manuel Gatto

Ho aspettato che qualcuno intervenisse e dicesse qualcosa in merito alla manifestazione di protesta contro il vicepremier e mnistro dell’Interno, Matteo Salvini, in occasione del comizio tenutosi a Salerno. L’attesa purtroppo si è rivelata vana. E allora mi sono deciso a prendere carta e penna per confessare che non mi è piaciuto per niente vedere come è stato accolto un Ministro della Repubblica, né come la Giunta municipale della mia città sia scesa in strada a contestare il leader di un Partito al Governo e a contrastare un comizio.

A Matteo Salvini, si voleva semplicemente impedire di parlare, di esercitare un suo diritto sancito dalla Costituzione. Non mi è piaciuta la caciara, sguaiata e maldestra, messa in atto dai componenti della civica amministrazione, che non rappresentano una parte politica della città, ma l’intera comunità, quelli di sinistra, di centro e di destra. Ha il dovere la Giunta municipale di essere, ma anche di apparire, al di sopra delle parti, per continuare ad avere il rispetto di tutti i cittadini. Invece ha dimostrato di essere di parte, arrogandosi il diritto di dispensare patenti di democrazia.

Salerno, la città che dicono “dell’accoglienza e della tolleranza”, si è trasformata nella vecchi orpelli che si pensavano definitivamente in soffitta. Fino ad oggi non ho militato attivamente in alcun partito, ma la mia cultura cristiana ed umanistica mi suggeriscono la tolleranza, sempre e comunque, il rispetto per gli altri e l’ascolto delle altrui ragioni. E’ una forma di violenza il tentativo di impedire ad altri di esprimere liberamente e legittimamente il proprio pensiero. Sono andato in piazza per sentire le ragioni di Salvini, per capire se davvero è “l’uomo nero” così come lo dipingono taluni, per ascoltare cosa diceva su una candidatura importante, quella del Rettore della nostra stupenda Università, finalmente in discontinuità con i soliti volti noti.

Sapere che il leader del centro- destra ha guardato al Sud con interesse, scegliendo la candidatura di una persona di cultura, un Professore universitario, insomma riconoscendo meriti intelletuali e culturali che egli stesso e il suo omologo pentastellato non hanno, a me, da meridionale, fa piacere. Il dato è importante, tra i tanti non si è scelto un Carneade qualunque, ma il Rettore di una Università che sforna cervelli e risorse che poi consentono soprattutto alle Aziende del Nord e dell’ Europa di poter eccellere e crescere.

Credo che, un meridionale che nella vita si è realizzato, senza l’aiuto della politica, avrà voglia di battersi in Europa per garantire al Sud le stesse opportunità organizzative che consentono alle menti meridionali sì di esprimersi, ma altrove. Dunque, anziché ascoltare e ragionare per poi magari dissentire, si è preferito protestare ed offendere, tentando di dare un’ immagine della città davvero provinciale e dimostrando una insofferenza e un pregiudizio dei quali ci si professa vittime.

Si dovrebbe più spesso tenere a mente il prezioso monito di dibattuta paternità, ma di fondamentale valore democratico: «Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». E auspicarsi finalmente la piena realizzazione di tale principio per tutti.