L'ESPERTO

Quell’intricato dedalo di leggi e sanzioni complicato dal nuovo Decreto sicurezza

La disciplina della incandidabilità degli Amministratori degli enti locali, conseguente a un provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose, ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica a seguito di recenti vicende. Prescindendo del tutto dalla vicenda che riguarda gli amministratori di un comune della provincia di Salerno di cui non conosco i particolari, mi limito a formulare la mia opinione su alcuni profili problematici della disciplina vigente. L’articolo 143, comma 11, del d. Lgs.vo n. 267/2000 e smi, nella versione attualmente vigente, stabilisce che gli amministratori che hanno dato causa allo scioglimento “non possono essere candidati alle elezioni in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo”. La formulazione della norma induce a ritenere che i turni elettorali siano solo quelli successivi allo scioglimento del consiglio comunale e non quelli successivi alla conclusione delle procedure giudiziarie volte a verificare la legittimità del provvedimento di scioglimento. A questa conclusione si perviene per tre ragioni: innanzitutto, a seguito di una interpretazione letterale della norma, poi, perché il legislatore ha delimitato il provvedimento sanzionatorio a specifici turni elettorali, indipendentemente dalla loro durata e, infine, perché il ricorso alla tutela giurisdizionale non può andare a danno del ricorrente, dilatando sine die la durata della sanzione nei suoi confronti. La seconda questione riguarda la vigenza retroattiva delle modifiche introdotte dal decreto sicurezza, emanato nel dicembre 2018, e all’articolo 143, comma 11. Invero, la disciplina previgente limitava la incandidabilità a uno solo turno elettorale. A mio giudizio, le norme sanzionatorie, soprattutto quelle che limitano i diritti all’elettorato passivo, non possono mai avere efficacia retroattiva. Siffatta conclusione si fonda sul principio di prevedibilità della condotta asseritamente illecita e della relativa sanzione, declinazione del principio di tassatività, valido per ogni sanzione, penale o amministrativa, oltre che del principio di certezza della pena. Pertanto, per gli scioglimenti avvenuti prima del decreto sicurezza, vale a dire prima del dicembre 2018, la incandidabilità è relativa a un solo turno. La terza questione concerne la decadenza di un sindaco in carica a seguito della pubblicazione di una sentenza definitiva di scioglimento dell’organo. Per quanto concerne le ipotesi di cui all’art. 143, comma 11, la incompatibilità opera esclusivamente per i turni elettorali (o per il turno elettorale) Successivi allo scioglimento. Solo qualora, dopo l’emanazione di un decreto di scioglimento, la sanzione della incandidabilità non abbia trovato concreta applicazione e l’amministratore sia ancora in carica alla data di pubblicazione della sentenza definitiva di incandidabilità, sarà possibile la decadenza dell’amministratore. Invece, qualora la sanzione della incandidabilità abbia già trovato applicazione per i turni elettorali precedenti, la emanazione della sentenza non consentire alcuna declaratoria di decadenza. Diversamente, la sanzione della incandidabilità, che il legislatore ha voluto temporanea, si trasformerebbe in una sanzione definitiva.

*docente Diritto Amministrativo Università di Salerno