L'INTERVENTO

Quel ritrovato contagio della nostalgia per reincontrare le verità autentiche

Dal profumo del mare alla bellezza della nostra città

Le scelte imposte dalla necessità di far fronte al diffondersi del Coronavirus, quelle che stanno comportando per (quasi) tutti noi la necessità di restare a casa e di fare a meno di tante esperienze o beni o gesti che ci sono cari o che fanno parte del ‘quotidiano’, stanno diventando – di fatto – occasione per l’accendersi di varie nostalgie. Come si sa, quest’ultimo termine, etimologicamente, indica la somma di due negatività (nostos = ritorno; algia = dolore) che messe insieme si trasformano, positivamente, in desiderio di recuperare ciò che si è perduto. Vorrei richiamare alcune nostalgie sperimentate da molti di noi, in questo tempo difficile. Lo faccio non per aggravare la sofferenza di questo momento, ma per alimentare la speranza, dare un supporto allo sforzo che stiamo facendo e per guardare con fiducia a un domani più sereno. La prima nostalgia è quella degli affetti vissuti ed espressi in modo concretissimo; certo, oggi la tecnologia (ora più che mai benedetta) ci consente di alimentarli con immagini e parole che, in tempo reale, ci mettono in comunicazione con le persone alle quali siamo legati.

Eppure, sentiamo il bisogno della gioia di un abbraccio, della forza di una stretta di mano; abbiamo la necessità insopprimibile di vivere i nostri sentimenti in modo non soltanto ‘telematico’, ma con la freschezza che si prova mentre si sta davanti a un volto amico, amato e caro, con la densità degli sguardi che si incrociano, con lo spessore psicologico dell’essere fianco a fianco, nella gioia e nelle difficoltà, con la lievità di una carezza data o ricevuta.

Mi sembra, invece, che l’amicizia, una delle espressioni più luminose della naturale socialità dell’uomo, non sia compromessa, ma addirittura rinforzata dalla situazione attuale. Oggi più che mai verifichiamo le straordinarie e positive potenzialità dei social media, troppo spesso demonizzati e vilipesi da chi non ne comprende a fondo la natura oppure utilizzati in modo indegno da qualche persona. Il facile superamento delle barriere spaziali favorisce la realizzazione immediata dei contatti; e l’incontro virtuale non toglie forza alla condivisione verbale delle esperienze, dei pensieri, dei sentimenti, del sorriso o, purtroppo, delle lacrime. Anche questa maniera di vivere l’amicizia, però, accende una nostalgia: quella dell’incontro diretto, immediato, con le persone amiche, per condividere con loro lo ‘spazio’, oltre che il tempo. Sentiamo il bisogno di esprimere la vicinanza all’amico incarnandola in una presenza hic et nunc, accanto a lui, azzerando ogni forma di distanza.

Non meno forte è, in quest’ora difficile, la nostalgia del fare festa insieme agli altri. Siamo fatti per l’incontro gioioso: dall’infanzia fino alle fasi più mature della vita, quasi nessuno si priva volentieri dell’essere in comunione con altre persone per condividere la bellezza di un evento: sarà una ricorrenza felice o il raggiungimento di un traguardo; sarà un concerto o uno spettacolo; sarà il semplice (e italianissimo) piacere di bere insieme un caffè o un calice di vino, oppure l’essere insieme per un pranzo o una cena, per una passeggiata ricreativa o un incontro culturale. In questi giorni di forzato isolamento e di restrizione dei movimenti, si riaccende, poi, la nostalgia della bellezza, naturale o artistica, di cui la nostra terra è ricchissima. Anche sotto questo profilo, un surrogato di contemplazione del bello ci viene offerto dalla ricostruzione virtuale di luoghi e monumenti, visitabili ‘come se’ noi vi fossimo dentro. Eppure questo modo di avvicinarci ad essi accende ancora di più il desiderio di poterli presto riavere vicino a noi, attorno a noi. Sogniamo di risentire il profumo del mare, di ammirare lo splendore delle nostre città, dei nostri borghi, delle nostre montagne.

Aspettiamo con forte desiderio il momento in cui potremo nuovamente battere le mani, dal vivo, ad attori, musicisti, cantanti; o in cui si darà di nuovo l’occasione di ammirare una mostra, di meravigliarsi di fronte ai frutti dell’ingegno umano, di gustare con gli occhi e il cuore i tesori d’arte che in numero straordinario sono stati donati all’umanità nel corso del tempo. Un’ultima nostalgia che voglio qui richiamare, è quella che i credenti provano nei confronti della partecipazione piena, concretissima alle celebrazioni liturgiche, prima fra tutte, quella eucaristica domenicale. È quando ci si ritrova, nella festa, radunati dall’amore appassionato del Dio cristiano, per spezzare il pane della Parola e per presentare a Dio i “frutti della terra e del lavoro dell’uomo” e per cantare insieme, da fratelli, il “Padre nostro” e per ricevere quel “cibo di vita eterna” e la “bevanda di salvezza” con i quali affrontiamo il nostro cammino nella storia, con la certezza di essere accompagnati e benedetti da Cristo morto e risorto, presente realmente in mezzo ai suoi fratelli, per condividere con loro le lacrime e le gioie, le incertezze e le speranze, le ansie e i sogni.

*teologo docente Università Pontificia “Angelicum” Roma