L'EDITORIALE

Pronto soccorso ko, la sanità indecente

E se l’emergenza non funziona è l’intero sistema che salta e ne pagano le conseguenze anche medici e operatori

LA STORIA - Sta male e va al Ruggi: «La visita? Tra 7 ore...»

Indecente, è davvero indecente la condizione in cui si trovano i Pronto soccorso del Salernitano. E questo malgrado gli sforzi di chi vi lavora: medici, infermieri, operatori sanitari. Perché se è pur vero che manca il personale (assenza cronica, sottolineiamo), la trincea degli ospedali, i Pronto soccorso, sono il primo impatto che un cittadino bisognevole di cure ha con la struttura sanitaria. E se l’emergenza non funziona, non riesce cioè a dare risposte adeguate in tempi sopportabili, è l’intero sistema che salta e ne pagano le conseguenze anche medici e operatori, malgrado le alte professionalità e l’indubbia abnegazione di tanti.

È indecente - come abbiamo raccontato lunedì dalle pagine del nostro giornale - riferire ai genitori di una ragazzina di 14 anni colta da un malore improvviso che per la visita bisognava attendere 7 ore, obbligando madre e padre ad un giro tra ospedali per avere un minimo di assistenza, una risposta. È indecente che una povera signora anziana - come spiegato appena domenica dal nostro quotidiano - venga abbandonata al suo destino nella bolgia di un Pronto soccorso, dove ignoti le hanno rubato orecchini e collana d’oro. È indecente che una ragazza venga parcheggiata per ore in attesa di un consulto, costringendola per sfinimento a rinunciare all’assistenza pubblica e a rivolgersi a un centro privato, pagarsi le analisi e scoprire di avere una infezione debilitante.

È indecente che gli accompagnatori dei pazienti - senza aver pensato di predisporre almeno un’accoglienza adeguata in un’altra zona dell’ospedale vengano costretti a rimanere al gelo per ore fuori dal Pronto soccorso in attesa della “chiamata” dell’infermiere per conoscere le condizioni del proprio caro. Questi episodi sono avvenuti (e avvengono) nel più importante ospedale della provincia, il “Ruggi d’Aragona” di Salerno (che si fregia del titolo di Azienda Ospedaliera Universitaria), figuriamoci altrove.

Altrove spesso accade che, ad un certo punto, i Pronto soccorso tirino giù la saracinesca, dirottando i pazienti all’ospedale vicino e, via via, fino al “Ruggi” dove - nei giorni scorsi - si sono accumulate attese di decine e decine di persone, mentre le ambulanze con pazienti a bordo erano costrette a rimanere ferme aspettando il proprio turno, invece di essere disponibili per un nuovo intervento di soccorso.

Indecente, sì indecente. Soprattutto se si considera che in Campania si spendono miliardi per il servizio sanitario. Volete i numeri? Eccone alcuni, freschi di stampa e contenuti nel giudizio di parificazione della Corte dei Conti: secondo la delibera Cipe del 3 novembre 2021, il totale delle risorse per il finanziamento indistinto dei Lea (i livelli essenziali di assistenza: sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini), ante mobilità, previsto per il 2021 per la Regione Campania è di 10,8 miliardi; il dato del finanziamento indistinto dei livelli essenziali di assistenza post mobilità è di 10,5 miliardi, con una diminuzione per mobilità interregionale ed internazionale negativa pari a 291,8 milioni. Si tratta di persone che decidono di farsi curare fuori dalla nostra regione, insomma. Per non parlare del problema dello smaltimento delle liste d’attesa: in alcune delle Aziende sanitarie campane monitorate dalla Procura della Corte dei Conti sui risultati legati agli ingenti finanziamenti erogati per il raggiungimento dell’obiettivo, “lo stesso non solo non risulta realizzato nella misura contemplata dalla legge, ma anche l’adozione delle previste misure alternative risulti in concreto assente e/o insufficiente”. Ma abbiamo il record del pagamento lampo delle fatture per la spesa farmaceutica. Per questa voce siamo primi Italia; per il resto prossimi al Terzo mondo. Indecente, sì davvero indecente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA