Il luogo dove lo straniero è stato trovato ieri mattina senza vita tra lo choc generale

TRAGICO NATALE

Profugo teme il rimpatrio, suicida a Natale: choc a Salerno

Aziz era stato due anni in cella per aver rubato un portafoglio poi ritrovato. A gennaio sarebbe stato libero

Teme di essere espulso dall’Italia e s’impicca. Questo il probabile movente della tragedia di Natale a Brignano, frazione collinare di Salerno. A togliersi la vita un trentasettenne marocchino che era agli arresti domiciliari alla “Domus Misericordiae”. L’uomo era stato detenuto al carcere di Salerno e da metà novembre scorso, per espiare la pena residua, era stato ammesso alla struttura alternativa alla carcerazione gestita da don Rosario Petrone e dai suoi volontari. Massimo entro il 13 gennaio sarebbe stato libero. Ma doveva fare ritorno forzato a casa.

La scomparsa. L’extracomunitario era scomparso tra la tarda mattina di Natale e il primo pomeriggio. Autorizzato ad allontanarsi dalla Domus Misericordiae dalle 10 alle 12, alle 13 era stata segnalata alle autorità la sua assenza. In quegli istanti, proprio presso la struttura ospitata in un’ex scuola materna, a pochi metri dalla parrocchia Sant’Eustachio di Brignano, si trovava anche l’arcivescovo Luigi Moretti, che trascorreva il Natale assieme alla comunità di detenuti e non solo.

Aziz Alhini, questo il nome del marocchino, da giorni si era sempre più incupito: la notizia dell’avvio delle pratiche per il suo rientro forzato in patria lo avevano profondamente provato. Il trentasettenne, infatti, in Italia si sentiva come a casa, pur non avendo parenti, e la comunità di Brignano era diventata la sua famiglia. Aveva pure guadagnato pochi euro che aveva spedito alla madre rimasta in Marocco.

Una sua fuga sembrava improbabile per i gestori della struttura di accoglienza: era prossima la fine della detenzione, la comunità favorisce il reinserimento e soprattutto, non aveva portato con sé denaro, cellulare e sigarette. Avviate le ricerche, nulla era stato trovato nei pressi della chiesa o della scuola dove c’erano tante persone vista la presenza dell’arcivescovo Moretti. Anche l’avvocato Riccardo Fiore, legale dello straniero, non riusciva a comprendere il perché dell’allontanamento.

«Doveva beneficiare di una riduzione di pena di tre mesi per buona condotta – ha affermato il difensore – e si aspettava da un momento all’altro la sua liberazione».

In carcere da due anni per un portafogli. Come ricorda l’avvocatoFiore, il 37enne marocchino era finito a Fuorni dopo essere stato condannato per una rapina impropriadi un portafogli. Una vicenda dai contorni mai chiariti, commessa poco più di un paio di anni fa a Capaccio dove abitava l’extracomunitario

insieme ad un connazionale. Avrebbe potuto beneficiare da tempo di misure alternative al carcere ma non avendo parenti o amici in Italia non sapeva dove andare e quindi era impossibile tenerlo ristretto fuori dai confini carcerari.

Quegli anni passati dietro le sbarre per un reato certamente non gravissimo, li aveva trascorsi con grande tranquillità, tanto da meritare anche lo sconto di pena per buona condotta. «A Fuorni ha conosciuto don Rosario, che. come è noto, è anche il cappellano della casa circondariale di Fuorni – e si è aperto un mondo nuovo – ha ricordato l’avvocato Fiore –. Ha avuto così la possibilità di andare alla “Domus Misericordiae” dove si era comportato sempre bene e dove stava bene. Non mi aveva mai confidato momenti di sconforto ».

Il ritrovamento. Poco prima delle otto di ieri, un uomo che portava a spasso il suo cane in un’area verde al di sotto della grande piazzola antistante il sagrato della chiesa di Sant’Eustachio di Brignano ha fatto la macabra scoperta.

In una rientranza della piazzola, penzolante lungo il muro di contenimento in direzione del cimitero c’era il corpo esamine del povero trentasettenne, probabilmente deceduto da ore. Per impiccarsi con una corda, era entrato nell’area del sagrato, aveva oltrepassato un piccolo parco di giostrine, era andato alle spalle di alcune baracche percorrendo uno strettissimo corridoio che solo chi è del posto conosce, aveva scavalcato la ringhiera e si era lasciato cadere giù da cinque metri d’altezza,morendo sul colpo. Sul posto, poco dopo sono arrivati un’ambulanza, i carabinieri e i vigili del fuoco per recuperare la salma.

Le indagini. I carabinieri del maggiore Pietro Paolo Rubbo e del tenente Bartolo Taglietti hanno ascoltato anche alcune persone per ricostruire gli ultimi giorni di vita del marocchino, tra i quali don Rosario. Il sacerdote ha ricordato come l’uomo si fosse particolarmente chiuso in se stesso una volta ricevuta la telefonata della Questura, nei giorni successivi alla festivita dell’Immacolata. per il probabile rimpatrio dopo l’espiazione della pena, fino a deprimerlo: chissà cosa aveva affrontato per raggiungere il nostro Paese e cosa significava in termini umani quel rientro forzato in Marocco. Le indagini degli inquirenti stabiliranno il momento esatto del decesso dell’uomo e le cause precise.

Salvatore De Napoli

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