L’ingresso della Sider Group

IL DECRETO DI CITAZIONE

Processo per l'ex Sider Group, il Comune di Battipaglia parte civile contro l’impianto dei rifiuti

L’assessore Vicinanza: «Il nostro obiettivo è tutelare l’ambiente»

La battaglia del rifiuto arriva in tribunale. Si aprono i primi procedimenti penali, e il Comune affronta l’azienda. Nei giorni scorsi, la Procura della Repubblica di Salerno ha emesso un decreto di citazione diretta a giudizio: l'indagato è Michele Rosa , un imprenditore di 27 anni che vive a San Giuseppe Vesuviano. E che era amministratore unico della Sider Group, l’azienda che a via Bosco II, nel cuore dell’area industriale di Battipaglia, si occupava di raccolta, stoccaggio e riciclaggio dei cascami, residui di lavorazione, e dei rottami metallici. La ditta lo faceva fino a luglio scorso, quando è finita sotto sequestro nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico di Salerno, guidati dal maggiore Giuseppe Capoluongo, che si concluse con l'emissione di un decreto di sequestro preventivo.

Il processo. Ora arriva la citazione. Nel decreto firmato dalla pm Maria Carmela Polito, si legge che il titolare della Sider Group, ditta con sede legale ad Eboli e struttura operativa a Battipaglia, è indagato perché avrebbe consentito la realizzazione di un impianto di recupero di rifiuti speziali non pericolosi violando le prescrizioni autorizzati.

Lo stoccaggio. A Rosa vengono contestati reati riguardanti l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata, normati dall’articolo 256 del Testo unico per l’ambiente: si tratta dello stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi in aree diverse da quelle specificate nella comunicazione provinciale e della ricezione da altri impianti di trattamento di grossi quantitativi d’immondizia, che dopo una messa in riserva sarebbero stati avviati ad altri impianti di trattamento. E nella lista del pattume abusivo c’è di tutto: veicoli fuori uso, metalli ferrosi e non, componenti non pericolosi, rame, bronzo, ottone, ferro, acciaio, cavi e metalli. «Così scrive la pm - si consentiva il passaggio fra siti adibiti all’effettuazione dell’operazione di recupero oltre il limite di una volta ». Un modo per aggirare i vincoli previsti dalla normativa. Rifiuti speciali, ma non pericolosi: la possibile pena, quindi, oscilla tra i 45 e i 180 giorni di reclusione e tra i 1.300 e i 13mila euro di ammenda.

Lo scarico. Sul capo dell’imprenditore, però, pende pure l’accusa di aver scaricato le acque reflue industriali dei rifiuti speciali senza nessuna autorizzazione: in questo caso si rischia l’arresto per un periodo compreso tra i due mesi e i due anni oppure un’ammenda da 1.500 a 10mila euro. Il manager partenopeo dovrà comparire l’1 luglio del 2019 davanti a Paolo Valiante , giudice monocratico della Seconda sezione penale del Tribunale di Salerno: a difenderlo sarà l’avvocato Gregorio Sorrento .

Il Comune. Dall’altra parte dell’aula troverà CeciliaFrancese , sindaca del Comune di Battipaglia, che la Procura identifica come persona offesa. Lo annuncia l’assessore all’ambiente Carolina Vicinanza :«Abbiamo deciso di costituirci parte civile, perché la battaglia per la tutela dell’ambiente e dei cittadini passa pure attraverso questi atti». Il decreto di sequestro preventivo fu emanato a seguito di un’ispezione che i militari del Noe effettuarono il 23 novembre 2017, proprio mentre 10mila battipagliesi sfilavano per le vie della città contro l’invasione di rifiuti.

Carmine Landi

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