L'INTERVENTO

Prestiti dello Stato in banca: sembra facile, ma non lo è

Quello che sta accadendo in questi giorni, successivi alla pubblicazione del nuovo decreto legge, che punta a garantire misure di accesso al credito, è abbastanza paradossale. Oggi, nell’era Covid19, ci troviamo a gestire una crisi di cui forse non abbiamo ancora appreso la portata e vi è la necessità di attivare tutti gli strumenti idonei e necessari per evitare un collasso economico. L’ultimo decreto legge ha lanciato le Banche nella confusione più totale. Proprio il 13 aprile, l’edizione online de “Il Sole 24 ore” riportava un articolo in cui le imprese lanciavano un allarme rosso, evidenziando come per ricevere questa famosa liquidità ci vorranno anche 3 mesi. Un problema serio che ritengo sia il risultato di un decreto che ha spostato il problema in capo alle Banche. Inutile sottolineare come il decreto faccia emergere diversi limiti che non possono essere nascosti da un innalzamento del livello della garanzia concessa dallo Stato, perché erogare senza istruttoria significa farlo senza quel minimo di professionalità ed etica che deve caratterizzare il lavoro di ogni istituto di credito e contro le attuali norme dettate dalla vigilanza, le cui regole sono rimaste invariate. Significa creare uno scontro tra quello che è stato fatto fino ad oggi e quello che si chiede debba essere fatto, mettendo in mezzo imprese, famiglie, posti di lavoro.

E non venga detto, in maniera semplicistica, che questi crediti saranno ripagati dallo Stato, perché i soldi dello Stato sono soldi di tutti i cittadini. Ritengo che in sede di conversione sia indispensabile intervenire per garantire un utilizzo adeguato di queste risorse che, badiamo bene, se fossero tutti finanziamenti restituiti regolarmente alle Banche, non peserebbero sullo Stato per un solo euro, giacché le garanzie non avrebbero ragione di essere attivate. Quindi, visto che la necessità sembrerebbe essere la velocità, soprattutto rispetto al perimetro dei finanziamenti entro 25 mila euro, mi chiedo: perché non aver creato un meccanismo di istruttoria da parte delle Banche con tempi certi di erogazione nel giro di 24/36 ore, con garanzia dello Stato e rimborso delle quote di interessi nel caso di pagamento regolare? Far passare il messaggio di andare in Banca, autodichiarare danni da Covid- 19, ed incassare 25 mila euro mi sembra tanto da “paese dei balocchi”.

Qualcuno si è chiesto come verranno utilizzate queste somme erogate, se verranno messe a disposizione dell’economia reale oppure diventeranno terreno di conquista di qualche altro mercato? Non a caso, in queste ore, è scesa in campo anche la Banca d’Italia richiamando la massima attenzione degli intermediari nei controlli collegati alla concessione di tali prestiti. Elementi chiari e diretti che certificano un caos abbastanza inquietante che andrebbe ad allargare la platea dei potenziali richiedenti “indiretti”, tra riciclatori ed usurai, andando a sfiorare il limite della legalità. Ad oggi è chiaro che le Banche non vogliono tirarsi indietro, anche perché siamo i primi a sentire le conseguenze della crisi, però, i soldi sembrano essere solo su carta. Ognuno, ovviamente, deve fare al meglio il suo lavoro e noi oggi stiamo chiedendo solo questo ma, per serietà professionale, dobbiamo ricordare che “sembra facile ma non lo è”, neppure per noi Banche.

*direttore generale Banca Monte Pruno