TURISMO E SERVIZI

Porto di Salerno, naufragio dell’accoglienza

Imbarchi da incubo al molo Masuccio: in coda sotto il sole, carenze igieniche e scarsa sicurezza

 

Sono le 11 di una ordinaria mattina d’agosto. Il sole batte forte sul molo Masuccio salernitano e, per almeno un centinaio di turisti in attesa d'imbarcarsi, arrivare a bordo del traghetto è un miraggio dopo la sosta nel deserto. Allestito in estremo ritardo rispetto all’avvio dei collegamenti marittimi con la Costa d’Amalfi, il “Punto mare”, una struttura prefabbricata, sconta forti limiti e disfunzioni. Alle biglietterie i turisti sono costretti ad accalcarsi senza che ci sia nulla per disciplinare il flusso e intanto l’attesa si consuma senza che ci sia nemmeno un po’ di ombra per trovare sollievo dal caldo asfissiante. Le signore che hanno un ventaglio lo utilizzano quasi come un trofeo, mentre qualcuno cerca una panchina vicina e ombreggiata per poter scattare al momento di acquistare il ticket di viaggio.

Informazioni inesistenti. Quando arrivano i traghetti l’unico modo per comprendere dove sono diretti è riuscire a sentire la voce di un marinaio che attraversa il molo urlando “Positano”, piuttosto che “Cetara”. Incolonnati alla meno peggio e sempre sotto un sole cocente, i turisti si avviano verso la scaletta anche se appaiano smarriti fino a quando non si accertano, a bordo, che la destinazione è quella prescelta. Nell’attesa, qualche turista prova anche a chiedere informazioni su quali escursioni poter fare in Costiera, oppure su quali eventi sono previsti in città una volta rientrati, ma la ricerca è vana perché non c’è nessun infopoint e le biglietterie sono troppo affollate per domandare anche informazioni ulteriori.

In coda sotto il sole. Per sedersi, al Punto mare, lo spazio non è molto e non si comprende come mai ci siano alcuni container chiusi che occupano metri preziosi. I posti all’ombra sono ambitissimi, anche perché dalle panchine più all’interno non ci si orienta sulle destinazioni delle diverse imbarcazioni. I bagni non sono sufficienti e suona come una beffa, sulla porta di un container chiuso accanto alla toilette, la targhetta con su scritto: ristorante. Sulla sicurezza dei turisti in attesa vigilano due poliziotti che, all’occorrenza, fanno anche da guide turistiche. Soprattutto, sorvegliano i bambini che sfuggono ai genitori in fila e si sporgono dal molo. “Attento che vai a finire in acqua” è una delle frasi che si sentono più spesso, visto che - oltre alle transenne a metà della banchina - non c’è alcuna protezione. E si capisce che non c’è nemmeno senso del rispetto quando un motoscafo inizia a fare manovra inondando il molo con la puzza di nafta.

Igiene carente. Non è migliore la situazione sul fronte dell’igiene. L’unico punto di ristoro, per poter prendere almeno un po’ d’acqua, è un piccolo spazio bar ricavato in un container che offre ai clienti anche la possibilità di sedersi in attesa di partire. La buona pratica della raccolta differenziata, però, sembra non essere mai arrivata in questa zona della città. In tutto il Punto mare, infatti, c’è un solo cestino dei rifiuti, vicino al bar, dove si getta tutto senza distinzione.

Ospitalità imbarazzante. È un’accoglienza raffazzonata, quella che tocca ai turisti e ai salernitani, residenti e non, che vorrebbero mostrare il lato migliore di Salerno ai loro ospiti che accompagnano con orgoglio a visitare la Costiera e con i quali, invece, si trovano in imbarazzo per la precarietà dei servizi, pregando che il traghetto arrivi in orario. Eppure, al molo Masuccio salernitano, in media, transitano tra i 350 e i 400mila passeggeri nel corso di tutta la stagione estiva. Numeri importanti che dovrebbero far immaginare la creazione di una stazione marittima in piccolo. Altro che container.

Eleonora Tedesco

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