Per i parenti dei politici sfratti mai eseguiti 

Su 200 solo tre in due anni: una donna novantenne, un uomo in carcere e una ragazza incinta

Tre sfratti in due anni, i numeri della legalità non sono esaltanti. A gennaio del 2017 venne liberata l’abitazione di una donna novantenne. L’inquilina era ricoverata in una casa di cura. Quando i vigili urbani entrarono nell’appartamento, al rione Paterno, il pavimento era stato distrutto con un piccone. L’autore dello scempio non è mai stato scoperto. La casa era vuota da mesi. Lo sgombero fu una formalità.
Stessa scena al rione Pescara, ma nel marzo 2017. Vigili urbani e carabinieri, giunti in zona, attesero i tecnici dell’Iacp poi si impossessarono dell’abitazione di un pregiudicato. L’uomo era in carcere, la casa era vuota. All’abitazione venne cambiata la serratura. L’amministrazione comunale esultò e promise in entrambi i casi la rapida assegnazione dell’alloggio alle famiglie che rano in graduatoria. La macchina degli sfratti però si spense. In lista, infatti, comparivano tre nomi “imbarazzanti”. Si trattava dei parenti di tre politici. L’ordine di sfratto era esecutivo, non c’erano possibilità di appello o altri organi a cui rivolgersi. Le abitazioni dovevano essere liberate. Ma l’operazione di fatto non venne mai eseguita.
Passano i mesi e al posto degli sfratti è arrivata la rimozione delle due dipendenti dell’ufficio case. Le due impiegate vengono spedite ad altro incarico, l’ufficio case chiude i battenti. Nel 2018 si riparte. In Comune viene assunto un dipendente part time. Il vicesindaco Di Benedetto riapre l’ufficio case dove ci sono pile di documenti inevasi. Si torna a parlare di sfratti, la macchina riaccende i motori. A settembre al rione Pescara viene allontanata una ragazza incinta, poco più che ventenne. La giovane inquilina è residente a Battipaglia. Insieme al compagno ebolitano, ricevuta una soffiata, si era infilata in un appartamento vuoto. La procedura in passato veniva “perdonata”. Ora si procede con la denuncia penale e lo sfratto immediato. La ragazza ascolta il consiglio dei vigili urbani e il giorno prima dello sfratto, prepara la valigia e torna a casa dai genitori a Battipaglia.
Finì in Parlamento, invece, la vicenda di Salvatore Garofalo, il sessantaquattrenne deceduto per un malore alla marina di Eboli nel giugno del 2017, quando le ruspe arrivarono davanti casa per demolirgli la villetta abusiva. La discussione iniziata al Senato per sanare le case di necessità (le prime abitazioni benché abusive) finì nel dimenticatoio dopo il terremoto a Ischia dell’agosto del 2017.(Fr. Fa.)
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