L'INTERVISTA

Patrizio Bianchi: «Stop alle Regioni che si credono Stati»

A Fisciano l'affermato economista: «Serve un progetto decennale che unisca tutto il Paese»

FISCIANO - Le gare e non dividere, aprirsi al mondo e non chiudersi nei localismi, fondare lo sviluppo sulla rete delle università e la necessità di un progetto nazionale del Paese con una visione decennale. Questi i suggerimenti del professor Patrizio Bianchi, uno dei maggiori economisti italiani, per far uscire dalla crisi non solo il Mezzogiorno ma l’Italia tutta. L’ex rettore dell’Università di Ferrara, oggi assessore regionale in Emilia Romagna, ha partecipato mercoledì scorso, a Salerno, alla giornata in ricordo del professor Lucio Avagliano e di lui ha detto: «È stato un grande storico dell’economia e persona di saggezza antica. I suoi lavori sulla leadership industriale, sul ruolo dello Stato in Economia e sulla crisi americana sono attuali ancora oggi». Il professor Bianchi è uno dei maggiori esperti anche dell’interazione tra le politiche economiche pubbliche e lo sviluppo economico, e conosce bene le regioni meridionali, essendo stato presidente di “Sviluppo Italia”.

Professore, in quale situazione versa il Mezzogiorno?
In una crisi che si percepisce anche dalla costante emigrazione di giovani verso il Nord e si sostanzia in un calo di iscritti nelle belle università meridionali a favore di quelle settentrionali. Questo è dovuto anche al nuovo centralismo che si è consolidato in Europa, da Monaco a Stoccarda fino a Bologna, dove si sta concentrando un’enorme capacità di ricerca e d’innovazione creativa, con attrazione di persone fortemente qualificate.

Com’è possibile allora riequilibrare il Paese?
Legandolo di più, creando reti tra le strutture produttive, di ricerca e di formazione del Nord e del Sud. Dobbiamo tornare a considerare l’idea del sistema Paese nel suo complesso, creando dei meccanismi in cui la ricerca, l’educazione, la formazione e le imprese siano più legati. La cosa peggiore per il Sud è chiudersi in se stesso.

L’attuale regionalismo previsto dalla Costituzione è utile a raggiungere l’obiettivo?
Il quinto articolo della Costituzione recita: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo…». Le autonomie locali sono necessarie ma devono essere comunità aperte. L’idea di fare delle Regioni dei piccoli stati sta, invece, confondendo la testa di tutti. Anche il regionalismo differenziato va visto con molta attenzione. Come Emilia Romagna abbiamo fatto una proposta che riteniamo valida per tutti; non condividiamo quella della Lombardia e dal Veneto. Un esempio può essere quello della scuola, dove i docenti devono essere nazionali, ma vogliamo che ci sia una capacità di programmazione territoriale, che possa rispondere alle esigenze della popolazione.

Salvatore De Napoli

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