Pasquale e Pierino la scalata politica nel feudo di S. Cecilia 

I due fratelli avevano “doppiato” i voti dell’ex ministro Conte E chi voleva vincere sulla statale 18, doveva allearsi con loro 

EBOLI. Una vita da mediano, alle spalle del fratello Pierino. Vent’anni dietro le quinte, a scrivere comunicati e organizzare convegni. Nel 2015 arriva il grande salto. Pasquale Infante dismette i panni del gregario e veste quelli di capitano. Non è più il fratello di (Pierino) ma un politico a tutto tondo. Eletto al primo tentativo, con una facilità disarmante. Eletto con un consenso plebiscitario, come capita da vent’anni ai due fratelli Infante. Pasquale diventa capogruppo consiliare del Pd. All’opposizione mantiene un atteggiamento sobrio. Garantista vecchio stampo, democristiano nell’anima, quando i dibattiti si infervorano, Infante mantiene un profilo basso. Non partecipa alle risse verbali, preferisce il ruolo di paciere. Tra i tasti della stenotipista dell’aula consiliare, non c’è un intervento di Pasquale sopra le righe. Sembra la fotocopia del fratello: stesso stile, pacatezza di famiglia.
La famiglia Infante è una fabbrica del consenso. La macchina elettorale nasce nella seconda Repubblica e si impone a Santa Cecilia, frazione agricola ebolitana. L’ex feudo di Carmelo Conte era già stato messo in discussione da alcuni politici. Piccoli Carneadi, avranno la vita breve. Chi ridimensiona il consenso di Conte è la famiglia Infante. Pierino, Maria e Pasquale gestiscono uno studio di consulenza per gli agricoltori e cambiano davvero gli equilibri elettorali a Santa Cecilia.
Casa, ufficio, ufficio, casa. Pasquale si occupa di conti, Maria è l’esperta di diritto del lavoro, Pierino è l’addetto alle pubbliche relazioni. Dopo la gavetta arrivano le amicizie importanti, quelle con i poteri forti che scardina il monopolio di Conte.
Alleati di Antonio Cuomo, dopo una parentesi con Forza Italia, la famiglia Infante si schiera con il sindaco Melchionda e si iscrive al Pd di Veltroni. I consensi fanno rumore. Chi vuole fare il sindaco a Eboli deve allearsi con gli Infante a Santa Cecilia.
Melchionda lo intuisce, sigla l’accordo e vince facile nel 2005. Cinque anni dopo, lo scenario cambia.
Gli Infante cedono al corteggiamento di Cariello. La campagna elettorale più viscerale e polemica del secolo si conclude con la vittoria di Melchionda. Pierino e Pasquale hanno sbagliato puntata, ma nei banchi dell’opposizione resteranno per poco. Gli Infante ricuciono con Melchionda e tornano in maggioranza.
Nel Pd, intanto, si apre la stagione delle primarie. A Eboli è una guerra senza esclusione di colpi. Autobus di stranieri accompagnati ai seggi, file chilometriche di agricoltori, schiaffi nei seggi, carabinieri a vigilare sulle operazioni. Lo scontro fratricida nel Pd è tra Melchionda e Conte. E a vincerlo è l’ex sindaco. Come? Grazie ai voti della famiglia Infante. «Ci fu una tornata elettorale dove a Santa Cecilia gli Infante doppiarono i voti dei contiani» ricordavano ieri alcuni esponenti del Pd.
Pierino e Pasquale non guardano solo a Eboli. Il proscenio gli sta stretto, puntano più in alto. Stringono amicizia con i collaboratori di De Luca. I convegni organizzati dagli Infante sono un bagno di folla a Santa Cecilia. Ci sono ospiti “famosi”, da Cascone ad Alfieri, si parla di fondi agricoli, infrastrutture e pioggia di denaro pubblico, pane per i denti degli Ìnfante.
Alle primarie del 3 marzo c’è uno strano disimpegno. Gli Infante si smarcano, l’ex segretario Martina prenderà pochi voti. Per la prima volta a Santa Cecilia le primarie le vince Conte sostenendo Zingaretti e Del Basso De Caro che dovrebbe essere il passepartout per il rientro di Federico Conte nel Pd. E’ il segnale che qualcosa sta cambiando. E da ieri mattina, qualcosa è veramente cambiato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA