INCUBO RACKET

Pagani, rogo al “Casa Store”: indaga l’Antimafia

Gli atti sull’incendio al negozio di detersivi trasferiti alla Dda di Salerno: al vaglio la faida tra le “nuove leve” e i D’Auria

PAGANI - La Procura Antimafia di Salerno ha chiesto gli atti dell’incendio al negozio Casa Store di Pagani. Gli inquirenti vogliono ricostruire la matrice dell’episodio, che potrebbe essere collegato ad Antonio Petrosino D’Auria , socio insieme ai familiari dell’attività commerciale di via Taurano. I fatti avvenuti alle 23 di mercoledì scorso, dunque, hanno alzato la soglia d’allarme in città ridefinendo un “caso Pagani” alla Dda salernitana, con le informative trasferite dal pubblico ministero Anna Chiara Fasano , titolare del fascicolo aperto dalla Procura di Nocera Inferiore, agli uffici giudiziari del capoluogo. L’esplosione, sentita e avvertita distintamente in una vasta zona della città di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, è stata la terza nel giro di neanche un mese, con l’attuale attività a comprendere tra i Petrosino D’Auria.

Proprio il nome in questione è ritenuto un elemento di spicco, col ruolo di capo in tutte le indagini dell’Antimafia concentrate dal primo decennio del Duemila sul territorio paganese, rappresentando il focus che rende particolarmente sensibile l’intera vicenda e alza l’interesse da parte della magistratura. La zona di via Taurano, teatro dell’ultimo incendio, d’altronde ha richiamato i due precedenti - entrambi avvenuti la scorsa estate - già finiti sul tavolo della Dda. Il primo episodio è stato causato da una bomba carta all’esterno della villetta di proprietà di un imprenditore paganese - con interessi nel settore dell’ingrosso commerciale - . Il secondo, invece, ha interessato un camion del Gambardella Cash.

Tutti e tre gli episodi sono accaduti di notte, con azioni rapide e analoghe, con gli elementi riassunti nelle informative finiti ieri sul tavolo dei pm di Salerno. A questi si aggiungono il tentato omicidio dell’imprenditore angrese Domenico Chiavazzo , alias “Mimmo a’ Satriana”, ad opera dei paganesi Alfonso “Zuccherino” Manzella e Nicola Liguori , l’aggressione all’imprenditore e ora consigliere comunale di Pagani, Vincenzo Calce , e l’incendio di un camion della ditta Citarella nel cantiere della nuova caserma dei carabinieri a Nocera Superiore. Si tratta di episodi che per la Dda porterebbero ad unica ipotesi: il racket. A questo va ad aggiungersi il retroscena di un possibile nuovo volto criminale dietro a tali azioni. Una figura che, per inquirenti e investigatori, sarebbe legato agli storici interessi dello spaccio di stupefacenti in città e con possibili mire estorsive nei confronti degli imprenditori dell’Agro nocerino sarnese.

Con gli atti arrivati a Salerno, ora gli inquirenti lavorano sull’attuale egemonia territoriale dei gruppi criminali paganesi, partendo dagli episodi che hanno fatto ripiombare la comunità in un clima di terrore. Sullo sfondo ci sono le tensioni e le nuove leve, con il gruppo della Lamia attivo nel settore dello spaccio di stupefacenti e la gestione di depositi pieni di armi come dimostrano le ultime inchieste della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore guidata da Antonio Centore . L’ultimo atto di mercoledì sera, nel silenzio della zona rossa, parrebbe a tutti gli effetti un messaggio diretto a rivendicare la guida per un bersaglio riconducibile ad un capo, Antonio Petrosino D’Auria, che pur avendo collezionato assoluzioni in diversi procedimenti penali, resterebbe per gli investigatori l’uomo di punta dei “ragazzi della Lamia”. L’ultimo processo chiuso, il “Taurania revenge”, lo ha visto uscire senza danni. Infatti, è stato scagionato dal ruolo di capo del traffico di stupefacenti per il periodo che va dal 2007 al 2009.

Alfonso T. Guerritore