IL CASO

Padula, il contenzioso record: dura da 18 anni

La causa tra Comune ed ex Consorzio di Bacino va avanti dal 2003. Il Consiglio di Stato: non è di nostra competenza

PADULA - Costerà almeno altri 31mila euro in compensi dovuti ai due avvocati che difendono il Comune di Padula e si trascinerà ancora per chissà quanti anni, davanti alla giustizia ordinaria, la causa conclusasi dopo 18 anni con un nulla di fatto davanti alla giustizia amministrativa. La vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti il Consorzio di Bacino Salerno 3 ed il Comune ed è nata nel 2003 quando il Consiglio Comunale della cittadina del Vallo di Diano decise di uscire dall’ente consortile motivando la scelta per il mutamento dell'oggetto sociale del Consorzio, in particolare per la costituzione di 4 società miste per i servizi.

Nei mesi scorsi infatti dopo 18 anni il Consiglio di Stato non è riuscito a scrivere la parola fine riconoscendo con una sentenza il proprio difetto di giurisdizione in favore della giustizia ordinaria. Il contenzioso era approdato nel 2004 davanti al Tar al quale si era rivolto il Consorzio per chiedere l’annullamento delle delibere dell’assise consiliare padulese, sostenendo che la tardività della delibera di recesso rispetto al termine di 15 giorni dalla pubblicazione della relativa dichiarazione, era l’erroneità del presupposto, la violazione dello Statuto consortile, il contrasto con l’obbligatorietà del consorzio. Dopo 9 anni, nel 2013, era arrivata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale con cui era stato accolto il ricorso del Consorzio con l’annullamento delle delibere impugnate e la bocciatura dell’eccezione di difetto di giurisdizione, in favore del giudice ordinario.

Contro questa sentenza il Comune di Padula aveva presentato ricorso nel 2014 al Consiglio di Stato per chiedere il riconoscimento del difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario, richiesta fatta con un altro atto di appello dal Comune di Atena Lucana che sosteneva l’illegittimità della decisione di respingere l’eccezione di difetto di giurisdizione, in quanto il recesso dal Consorzio costituisce esercizio di un diritto soggettivo espressamente previsto dallo statuto consortile e non verte in una materia affidata alla giurisdizione del giudice amministrativo.

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello riconoscendo il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. I giudici hanno definito erronea la decisione del Tar di escludere la sussistenza della giurisdizione ordinaria, ritenendo la controversia «attratta nell’ambito della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo perché va rilevato - dice la sentenza - che il recesso costituisce un atto intrinsecamente civilistico. Il giudice civile ben può dare idonea tutela alle posizioni soggettive poste al suo esame, avuto riguardo all’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale che lo abilita a sindacare l’esercizio del diritto di recesso».

Erminio Cioffi