L'EMERGENZA EPIDEMIA

Oren: «Streaming? La musica non è questa»

«Per il momento è l’unico mezzo per arrivare al pubblico: ma nessuno si sogni che sia la soluzione per il futuro»

SALERNO - La soddisfazione per il gran numero di spettatori virtuali che hanno seguito la prima del cartellone del Verdi c’è; eppure il tono del direttore artistico del Massimo salernitano, il maestro Daniel Oren, non è quello del grande direttore d’orchestra dopo un trionfo. Perché c’è il dolore profondo dell’artista che soffre lontano dal pubblico in carne e ossa. E il timore che il Covid19 diventi soltanto il pretesto per trasferire in streaming la musica, l’arte e tutti i pianeti che orbitano nel cosmo della Cultura.

Lo streaming e la politica. «Il pericolo c’è - considera Oren - ma ho molta fiducia nei nostri politici che conoscono (spero) la differenza tra un’esibizione con o senza pubblico in sala. Quando 12 anni fa l’allora sindaco De Luca mi ha voluto, mi ha chiesto solo eccellenza, eccellenza e ancora eccellenza. E nessuno come lui ha investito nella cultura da sindaco e ora presidente della Regione. Per il momento, non ci resta altro da fare che arrivare attraverso lo strumento dello streaming al pubblico e all’anima della gente; ma temo che qualcuno possa pensare che questa sia la soluzione per il futuro perché ci sono tanti spettatori e con 1 euro si sta in prima fila. È pericolosissimo: è una gioia condividere l’arte col pubblico ma la musica non è questa. L’emozione vera è stare in teatro e sono emozioni completamente diverse».

I giovani e la cultura. Il maestro è a Verona per dirigere un altro concerto in streaming. E racconta di una sua recente esperienza che più di altre lo ha fatto riflettere sull’urgenza di riaprire i teatri e gli spazi della cultura. «Sono entrato in una scuola e tutti i ragazzi erano ricurvi a guardare soltanto i loro cellulari. Non si parla più, sono soli e niente più li lega. Non vorrei che si arrivasse a una società di uomini soli che servono soltanto in funzione del commercio che sostituisce tutte le attività vincolanti. È questo che vogliamo?». «Le tecnologie - insiste il mastro - sono positive ma come strumento e non come fine. Per questa ragione, anche se lo streaming mi fa paura ho accettato la sfida, per far sentire la voce della cultura e dell’arte sperando e pregando che i teatri possano riaprire e la situazione della pandemia migliori con il vaccino Solo così possiamo mostrare alla gioventù i valori veri della vita, sicuramente non con il telefonino e il computer».

I record del “Verdi”. E proprio i numeri registrati dal cartellone del Massimo in streaming sono la dimostrazione, secondo Oren, del fatto che «l’arte, la musica e il teatro sono bisogni di prima necessità. La nutrizione dell’anima - sottolinea - non è meno importante della nutrizione del corpo. Siamo speranzosi che il vaccino restituirà a tutti la normalità ma, nel frattempo, non dobbiamo perdere il contatto con il pubblico, non dobbiamo lasciarlo affamato di arte. Non dobbiamo rischiare rispetto al contagio, come sostengono anche il sindaco e presidente, ma dobbiamo fare qualcosa comunque anche per far lavorare i nostri ragazzi». Ed è a questo punto che il tono del maestro cambia e ritorna l’entusiasmo nel ricordare la stagione estiva dell’orchestra e del coro del “Verdi” che sono usciti dal teatro per trovare più spazio all’Arena del Mare, al Duomo e al Ghirelli. «Siamo riusciti a fare una stagione bellissima non solo per la lirica ma anche dalla prosa al teatro al jazz. I nostri concerti racconta - hanno registrato sempre il tutto esaurito ed è la prova che il pubblico ne ha bisogno». Poi, continua, «passata estate, abbiamo programmato di rientrare in teatro ma abbiamo capito che era troppo presto. Avevamo immaginato di aprire con la “Vedova Allegra” ma poi l’abbiamo messa in scena fuori perché così era più sicuro. E avevamo anche programmato il “Nabucco” ma non ci siamo sentiti di farlo perché i numeri salivano moltissimo. Noi non vogliamo malati di Covid né nell’orchestra, né nel coro, né altrove. Perciò abbiamo rinunciato di entrare in teatro e adesso l’unico metodo per soddisfare un pochino la gente, non far mancare la musica è lo streaming».

La scommessa dell’on line. Parola che continua a «far paura» al maestro che comunque ha immaginato un cartellone di dicembre che viene trasmesso gratuitamente sui canali social del Verdi. «Sono felice che col Comune e con il segretario artistico, Antonio Marzullo, siamo riusciti a far lavorare tutti, anche il coro che era la parte più complicata perché il virus si trasmette proprio con il canto. Siamo andati con i piedi di piombo e abbiamo scelto di entrare in teatro senza pubblico, rispettando tutti i protocolli per cui facciamo i tamponi prima che entrino i componenti dell’orchestra e i cantanti. Abbiamo aumentato la distanza tra i musicisti e cambiato la programmazione così da mettere in scena opere con meno musicisti». Ad esempio, spiega Oren, «Non abbiamo messo insieme l’orchestra con i cantanti del coro che si esibiranno da soli, ognuno in un palco separato». Lo sforzo, in sintesi, «è fare il massimo per non farli ammalare e farli lavorare. Ci sarà il momento per programmare - si augura Oren - intanto dobbiamo aspettare il vaccino poi tornerà tutto come prima».

La prima volta di Oren. Nel cartellone che è in parte dedicato alla musica napoletana del 1700 è prevista anche la prima volta di Oren alla direzione de La Serva Padrona. «L’aspetto positivo conferma il maestro - è proprio che stiamo facendo conoscere al pubblico e a noi noi stessi un repertorio meraviglioso e nuovo, mai affrontato». Poi il maestro dirigerà il Concerto di Natale e anche quello di Capodanno, in ogni caso ancora senza pubblico. «Dirigere senza spettatori racconta - è stata un’emozione grande in tutto il mondo in Italia maggiore, a Salerno ancora più grande. Gli italiani sono i più competenti di opera al mondo e nessuno capisce di voci come loro. L’abbraccio del pubblico italiano è vero non dipende dal fatto che sei famoso, che sei sui giornali, che sei appoggiato o sei raccomandato. No: per il pubblico italiano tutto ciò non esiste, ti giudica per come sei nel momento dell’esibizione».

Eleonora Tedesco