LA DECISIONE

Ok al carcere duro per i due capiclan di Pontecagnano Faiano e Bellizzi

Applicato il “41 bis” Francesco Mogavero e Sergio Bisogni del gruppo dei Pecoraro-Renna

Carcere duro anche per Francesco Mogavero e Sergio Bisogni. Un’altra tegola si è abbattuta sui vertici dei reggenti dello storico clan Pecoraro-Renna. La decisione della magistratura è di questi giorni. Ora li attende il trasferimento in un carcere di massima sicurezza. Lo stesso provvedimento era stato notificato il mese scorso a Enrico Bisogni, fratello di Sergio, l’altro “gemello di Bellizzi”. La decisione potrebbe essere collegata a sviluppi investigativi sui fatti di camorra degli ultimi anni. A quei delitti che hanno macchiato di sangue la Piana. E alla possibilità che Mogavero e Bisogni possano ancora controllare le attività criminali anche da dietro le sbarre.

I colloqui intercettati. A far scattare il carcere duro per Enrico Bisogni erano state le indagini sull’estorsione al farmacista di Bellizzi. Bisogni aveva non chiesto soldi, ma preteso l’assunzione di due suoi nipoti. A far scattare l’inchiesta della Dda di Salerno fu, appunto, un’intercettazione ambientale nel carcere siciliano, dov’era detenuto. A discutere erano Enrico Bisogni e sue fratello Michele che, riferendosi al farmacista e a un suo collaboratore, loro presunte vittime, disse al fratello in carcere: «Li ho fatti neri come Barry White », usando uno slang dialettale.

L’orecchio dell’Antimafia. Dopo i blitz che hanno scalzato le nuove leve del clan, radicato nella zona nord della Piana del Selle, i carabinieri della compagnia di Battipaglia non hanno mai smesso di monitorare gli ambienti delinquenziali di Bellizzi. L’attenzione ha riguardato le persone ritenute vicine o affine alle figure apicali della nuova generazioneche si muoveva sotto il vessillo della storica consorteria delinquenziale. Troverebbe spiegazione anche l’ultimo provvedimento di carcere duro inflitto a Sergio Bisogni e Mogavero (difesi dagli avvocati Luigi Gargiulo , Luigi Capaldo e Massimo Torre).

Gli omicidi. Due delitti sono ancora da chiarire del tutto nella guerra di camorra nella Piana: l’assassinio di Aldo Autuori del 28 agosto 2015 in via Toscana, e quello di Massimiliano Nastri . Per quest’ultimo omicidio, avvenuto l’11 dicembre 2015, c’è un mandante secondo la Dda. È, appunto, Ciccio Mogavero che avrebbe decretato la morte di Nastri nell’ambito della lotta per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti. Non è un mistero, invece, che le indagini sulla morte dell’autotrasportatore di Pontecagnano s’intrecciano con la “guerra” del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticolo della Piana verso le aziende del Nord Italia. Secondo quanto scrive il gip nell’ordinanza del blitz Omnia, i Mogavero avrebbero sbaragliato la concorrenza “unicamente mediante la prepotenza”.

Il ruolo dei pentiti. A aprire nuovi squarci nel clima omertoso del clan è la scelta di ex affiliati di passare tra le fila dei collaboratori di giustizia. Le dichiarazioni dei pentiti, tra cui una donna, hanno aperto scenari anche sulla fuga in Germania di Sergio Giordano , nipote del boss Mario, ucciso in una faida di camorra degli anni ’90 per il controllo del territorio di Pontecagnano, dopo l’agguato allo zio Mario, a febbraio del ’91. 

(re. pro.)