Odissea trasporti per pensionati e turisti 

Agropoli, i cittadini bocciano il servizio pubblico sulle strade urbane: «C’è poca organizzazione e i bus sono sempre meno»

AGROPOLI. Trasporto urbano ad Agropoli, i cittadini attaccano: «Il servizio pubblico su strade urbane non è efficiente, non è regolarizzato e i pullman sono sempre meno». Negli anni, la popolazione della città cilentana è cresciuta ma le corse si sono ridotte. Tre gli attori: la Regione Campania, che eroga i fondi, la ditta di autoservizi “Scat” e il Comune, depositario della concessione pubblica.
Ma i cittadini lamentano una mancata organizzazione tra le parti. Le fermate sono Mattine, lungomare San Marco, via Risorgimento, via Piave, piazza Merola, via Salvo D’Acquisto, ospedale, via Pio X, via Moio, Trentova, piazza Moio e cimitero. Delle stesse usufruisce anche il servizio interurbano che da Salerno arriva ad Acciaroli. Tre i tragitti: Mattine, Moio e Madonna del Carmine, con passaggio nei rioni Frascinelle e Ginestre. Solo due fermate, Mattine e piazza Merola, hanno la pensilina. Obsoleta ormai quella del secondo pit stop. Molte non hanno nemmeno la colonnina con il segnale di riferimento. Nessuna presenta le tabelle con gli orari e le dovute informazioni. È tutto su internet o nella testa degli autisti di linea. Per il resto, ci si affida alla memoria storica dei residenti, dal momento che gli orari non sono mai cambiati, ma senza tener conto del cambio generazionale.
«Durante l’estate è peggio - commenta una residente delle Mattine - Gli addetti agli Infopoint ne sanno meno di niente. Gli unici a illuminarci sono gli autisti. Poveri turisti, povere pensionate di periferia senza patente».
Infatti, ci sono molte donne che per recarsi in centro utilizzando le corriere pubbliche, chiamano direttamente gli uffici della Scat per informarsi dell’orario delle corse.
Assente anche il servizio di scuolabus comunale, sia a Moio che a Madonna del Carmine, che la ditta in questione copre privatamente. Scat nasceva alla fine degli anni ’60. «S’iniziò con un solo pullman», ricorda un allora adolescente chiamato affettuosamente dagli agropolesi “u sciarrillo”. Sette ex autisti di piazza fondarono una cooperativa di trasporti. La linea pubblica partì negli anni ’70. Da allora, la società ebbe sempre la concessione alle porte del Cilento. «Ma tutto è scemato - conclude un residente di Madonna del Carmine - Bisogna insistere su questo argomento fondamentale, altrimenti non ha senso parlare di crescita. Che fine hanno fatto gli autobus bianchi e rossi? Aumentano altri servizi, ma non migliorano quelli che dovrebbero essere alla base di un paese turistico con il titolo di città. Mezzi urbani quasi fantasma, per non parlare del terminal bus».
Cljo Proietti
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